Di che materiali sono le migliori padelle?

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La cottura degli alimenti è un aspetto importantissimo nell’alimentazione di oggi e, proprio per questo motivo, assume una rilevanza notevole anche il materiale delle padelle in cui vengono cotti i cibi che assumiamo quotidianamente.

C’è da rilevare il fatto che oggi esistono diverse varietà di padelle realizzate con materiali che presentano caratteristiche specifiche per ogni tipologia di cottura.

Come si sceglie un regalo per san valentino

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La festa di san Valentino è conosciuta ormai in tutto il mondo come la festa degli innamorati. Le origini di questa ricorrenza risalgono al quinto secolo d.C. quando Papa Gelasio I decise di istituire la festa dell’amore il 14 febbraio, giorno in cui veniva ricordata proprio la figura di san Valentino.

Aspirapolvere o scopa elettrica? Quale scegliere

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Ogni anno, con l’arrivo della primavera, si rende quasi obbligatorio possedere uno strumento efficace per poter mantenere la propria abitazione pulita ed evitare così l’insorgere di disturbi dovuti ad allergie.

In questo breve articolo cerchiamo di analizzare le due categorie di prodotto nel titolo e vedere quale tra un’aspirapolvere e una scopa elettrica sia la migliore per svariate situazioni quotidiane.

L’essiccatore: il re della conservazione alimentare

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Conservare i cibi essiccandoli

L’essicazione è uno dei metodi di conservazione più antichi, efficaci e salutari. I cibi che vengono essiccati, infatti, mantengono quasi del tutto inalterate sia le proprietà nutrizionali che le caratteristiche organolettiche. Questo accade perchè privando l’alimento dell’acqua, si elimina anche la fonte di sopravvivenza dei microrganismi che ne comporterebbero il deterioramento, permettendo così una conservazione del prodotto a lungo termine.

Inoltre, dato che il flusso dell’aria del macchinario esce a una temperatura inferiore ai 60°, vengono preservate anche tutte le sostante nutritive che vanno invece perse attraverso la cottura.

Cos’è l’essiccatore?

L’essiccatore è un elettrodomestico che, grazie a un flusso d’aria calda, asciuga i cibi che si ripongono al suo interno. È il metodo ideale per disidratare frutta, verdura, legumi, funghi ed erbe aromatiche. In questo modo si possono conservare alimenti per lunghi periodi e senza sprecare nulla.

Rispetto all’essicazione al sole è molto più efficace, innanzitutto perchè non dipende dalle condizioni climatiche e dalle ore di luce disponibili. Inoltre, la disidratazione al sole oltre a necessitare di tempistiche piuttosto lunghe e spazi ampi dove posizionare i cibi, implica anche la rimozione di polpa e semi. Senza contare che gli alimenti vengono a contatto con insetti, polvere ed inquinamento. Anche l‘essiccazione in forno non è altrettanto efficace quanto un essiccatore, dato che è più difficile mantenere sotto controllo la temperatura, che deve essere perfettamente adeguata all’alimento. Oltre a ciò, utilizzare il forno è anche più dispendioso dal punto di vista energetico, mentre gli essiccatori moderni vengono realizzati puntando a un basso consumo di elettricità.

Come funziona l’essiccatore?

L’essiccatore è composto da alcuni cassetti in plastica o in acciaio inox estraibili, sui quali vengono disposte le fette o spicchi di quello che si vuole disidratare, facendo attenzione a non sovrapporli.

Una volta azionato, il macchinario produce aria calda che essiccherà il tutto. A seconda della direzione dell’aria, gli essiccatori possono essere a flusso orizzontale oppure verticale. I primi sono da preferire ai secondi perchè permettono un’asciugatura più omogenea e grazie al costante riciclo d’aria si evitano umidità e ristagni.

Latte materno e tiralatte

Tutti sanno che il latte materno è l’alimento ideale per i lattanti e l’Oms consiglia l’allattamento al seno in forma esclusiva fino ai 6 mesi di vita del bambino e di proseguirlo per quanto più possibile, fino ai 2 anni e anche oltre. I vantaggi di allattare al seno sono molteplici, sia per il bebè che per la mamma: aumenta le difese immunitarie nel bambino, è facilmente digeribile, favorisce il legame tra madre e figlio, aiuta a prevenire la depressione post parto nella donna e riduce il rischio di tumore alla mammella e all’ovaio.

Inoltre, nutrire il bimbo al seno è anche molto comodo e pratico, dato che il latte è sempre a disposizione e alla giusta temperatura. Tuttavia, spesso per svariati motivi la mamma può avere l’esigenza di estrarre il latte materno dal seno, talvolta per svuotare completamente le mammelle, altre per nutrire il piccolo con il biberon. Per questa operazione si può scegliere una spremitura del seno manuale oppure utilizzare un tiralatte (elettrico o manuale).

Perchè si utilizza il tiralatte?

I motivi per cui una mamma decide di utilizzare il tiralatte sono molti. Innanzitutto, c’è da dire che spesso in ospedale non si viene assistite adeguatamente all’inizio dell’allattamento e una volta a casa si possono avere numerosi problemi, primo tra tutti il giusto posizionamento del bambino. L’attacco scorretto è la prima causa di ragadi, ingorghi e mastiti. Quando questi si verificano, specialmente gli ingorghi e le mastiti, si ha la necessità di drenare frequentemente le mammelle.

Estrarre il latte, attraverso la spremitura manuale o con l’ausilio di un tiralatte, in questi casi è fondamentale per svuotare completamente il seno. Altra situazione in cui si ricorre all’utilizzo del tiralatte è quando si ha un bimbo nato prematuramente. Se il neonato è troppo piccolo può non riuscire ad attaccarsi al seno, oppure non può perchè si trova in terapia intensiva. Per non privare il piccolo del latte materno, nei reparti ospedalieri le ostetriche aiutano la neomamma a estrarre il latte con tiralatte elettrici professionali.

Infine, uno dei motivi più diffusi per cui una donna ha necessità di tirarsi il latte è perchè deve assentarsi, solitamente per ragioni lavorative. Servendosi di un tiralatte la mamma può fare una piccola scorta di latte materno da lasciare a chi si occupa del bambino mentre lei non c’è, senza dover ricorrere al latte artificiale. Una volta estratto, il latte deve essere riposto in contenitori sterilizzati e conservati in frigorifero per un massimo di 24 ore, oppure in freezer anche per 3 mesi.

È davvero necessario usare il tiralatte?

Il primo tiralatte fù inventato negli Stati Uniti nella seconda metà dell’800. Da quel primo modello se ne è fatta di strada e oggi esistono diverse opzioni per le mamme che si trovano a scegliere un tiralatte: manuali, elettrici, singoli e doppi.

Ma il tiralatte è davvero necessario? Il latte può, all’occorrenza, essere estratto dal seno anche attraverso la spremitura manuale.

Spesso, però, non si sa come fare e non si ha nessuno a cui chiedere aiuto per apprendere la giusta tecnica. Il procedimento prevede un massaggio del tessuto ghiandolare, prima con le mani posizionate in orizzontale e poi in verticale. Successivamente, si eseguono dei movimenti circolari con i polpastrelli di tre dita, partendo dall’esterno del seno sino ad arrivare nei pressi dell’areola. Infine, con pollice e indice si deve fare pressione intorno al capezzolo cercando di spremere e spingendo verso la gabbia toracica. La spremitura manuale spesso non è facile da eseguire, soprattutto se si necessita di tirare il latte più volte al giorno e per nutrire il bambino con il biberon.

In questi casi risulta indubbiamente molto più comodo ed efficiente l’utilizzo di un tiralatte.

Il germogliatore: una tendenza vegan salutare

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Il germogliatore non è altro che un contenitore in plastica, terracotta o vetro che svolge la funzione di serra per i semini che farà germogliare.
Per evitare che si formino muffe e mantenere una buona areazione, la “serra” è composta da cestelli forati sovrapponibili a più strati.

Prima metterli a germogliare, i semi vanno tenuti per 12/24 ore in ammollo in semplice acqua.
Una volta trascorso il tempo indicato basta scolare i semi dall’acqua e posizionarli sui ripiani del germogliatore: mantenere in un luogo caldo ma non esposti al sole e vaporizzare con acqua un paio di volte al giorno.
Nel giro di 24 ore o al massimo un paio di giorni, si vedranno spuntare le radichette e subito le prime foglioline: da quel momento si possono consumarli.

E’ molto importante controllare che non si formino ristagni di acqua e mantenere una buona circolazione d’aria: questo è quello che eviterà che i semi marciscano e la formazione delle muffe.
I costi del germogliatore variano molto da modello a modello e partono dai 20 euro per arrivare ai 250 euro.
Si trovano diversi modelli anche online.

Non tutti i semi germogliati sono adatti all’alimentazione. In genere si utilizzano cereali e legumi.
Grazie al mondo vegano riscopriamo la potenza dei germogli che sono l’esempio pratico della forza che la natura utilizza per produrre energia.
I germogli si ottengono con un costo molto basso, sono ricchi di enzimi, oligoelementi e vitamine oltre a risultare di facile digestione.
Già nel 2700 a.C., nel “Grande Erbario della Medicina Cinese” erano citati i germogli di soia crudi per la cura di edemi, crampi, male alle ginocchia, problemi polmonari, disturbi della digestione, ecc.

Durante la germinazione avviene una trasformazione e aumentano gli acidi nucleici, gli oligoelementi i sali minerali che rendono il tutto più assimilabile da parte dell’organismo.
Le vitamine possono aumentare del 100% e la vitamina A, in particolare, può crescere del 370% in tre giorni.
La presenza di ferro e vitamina B12 li rende indicati per evitare carenze in chi segue una dieta vegetariana, ma non solo, sono adatti anche a chi ha un’alimentazione sbilanciata.

I semi da far germogliare si trovano facilmente e in genere consistono in: ceci, lenticchie, fagioli, riso, avena, soia, fave, orzo, grano, segale, miglio, farro, finocchio, aglio, quinoa, broccolo, porro, lino, cipolla, sedano, senape, rapa, zucca e tantissimi altri.
Non consumare germogli di patata che possono creare serie problematiche.

Una volta ottenuti i germogli, i metodi di consumo sono i più svariati: in insalata, crudi da guarnizione, abbinati a frutta secca e chicchi di melograno, in meravigliose e corroboranti zuppe, saltati in padella, abbinati ad altre verdure in involtini o polpette.
Un metodo semplice e gustoso per ottenere sempre il massimo dalla natura.