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“Zia Antonia sapeva di menta”

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“Profumato”, sfizioso e ricco di mistero: il nuovo libro di Andrea  Vitali.

Una storia che non parte da un profumo. Ma da due. Così come, nella storia, compaiono due fratelli, una sciocca signora bionda, una suora, una casa, un ospizio e un’anziana zia. Una di quelle zie che si trovano in tutte le famiglie, anziane, rugose, pesanti, quasi fastidiose nelle gioviali compagnie natalizie.

Libri dedicati a fanciulle, figlie, amanti, spose, nonne, ma raramente a zie, per giunta di questo tipo. Anziane ma bambine un po’ golose, magari di menta. Freschezza in pillole, questo nuovo romanzo di Andrea Vitali, Zia Antonia sapeva di menta, edito da Garzanti. Un puzzle composito in cui si affacciano temi sempre attuali attraverso parole semplici e toni colloquiali.

Il libro parte da due odori, quello della menta, di cui zia Antonia è golosa, e quello dell’aglio, stranamente accentuato nella camera dell’ospizio dove ha scelto di stare la zia. Una scelta dignitosa, che racchiude pudore ed altruismo. E così, da questi due odori, parte la prima tematica della nostra storia: le anziane, da sempre nodo fondante della nostra famiglia, da sempre presenti, sicure e rassicuranti.

Circondano la nostra vita fin da piccoli, crescono con noi, hanno i baffi, le rughe e i capelli bianchi, o si truccano in modo eccentrico e vestono fucsia, rosso e verde smeraldo. Finchè non giungono all’età del -nonèpiùilcasocheziastiadasola- e la loro collocazione diventa esterna alla nostra vita, un surplus di cui si può far a meno.

Fortuna non tutti se ne dimenticano.E’ questo il caso di Ernesto Cervicati: nipote presente, affidabile, opposto ad Antonio, più incline alla compagnia dell’imbiondita moglie, Augusta Peretti, trentacinquenne figlia d’arte di salumi e prosciutti.

La seconda tematica? L’umano antagonismo tra il figliol prodigo e lo scialbo, il menefreghista, l’impegnato, continuamente alla ricerca di scuse nuove ed attendibili.

Ma cosa c’entra l’aglio in tutta questa storia? Niente, appunto. Quando Ernesto sente l’odore forte di aglio nella camera della zia, capisce subito che qualcosa non va’. E non può certo essere il minestrone di Suor Speranza, che mai utilizza quest’ingrediente. Ma chi è stato allora? Quale arcano mistero potrà mai celarsi tra le mura di un ospizio?

Da qui inizia questa piacevole storia, misteriosa e sorprendente. Per evadere dalla realtà attraverso il sapore delle cose semplici. O i profumi. Come quello dell’aglio. O della menta.

(fonte immagine: thebook-lover.blogspot.com )

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