Vox Populi
Bono compie 50 anni, tra mutazioni pop e lotte sociali.Quando Paul Hewson, figlio di una modesta famiglia irlandese, cambiò il suo nome in Bono Vox (nome di un negozio di apparecchi acustici che Paul trovò estremamente affascinante), non avrebbe mai immaginato che poco più di 30 anni dopo sarebbe diventato qualcosa di molto vicino ad un’icona – e non solo musicale.
Erano gli anni dell’esplosione punk e quel cambio di nome sembrava più un gioco, una mezza rivolta contro l’ordine stabilito dai propri genitori. Niente di serio. Gli U2 ai primi passi, si muovevano con la goffagine dell’adolescenza nel mondo della musica, tra new wave e un gusto pop ancora da sgrezzare.
E di nuovo, chi l’avrebbe mai detto che quel ragazzo impacciato, con quella strana voce un po’ roca, un po’ rotta, a tratti acuta, si sarebbe trasformato, negli anni a venire, in una moltitudine di personaggi (dall’adolescente pieno di angst dell’album d’esordio Boy, al giovane uomo che ritrova Dio in October. E ancora: il rocker scapigliato di Joshua Tree e Rattle and Hum, la ‘mosca’ nerovestita di Achtung Baby e l’ambiguo, grottesco Mr.Macphisto, Elvis dall’Inferno insomma, di Zooropa, grande amante delle telefonate a notte fonda ai grandi della terra. In pieno concerto) fino ad arrivare alla mutazione definitiva: il predicatore di pace, impegnato nelle lotte per la giustizia nel mondo.
Il rocker miliardiario dalla parte degli ultimi.
Pop sì, ma senza dimenticare guerre, fame ed ingiustizie. E quindi il palco degli U2 muta con il suo istrionico re: diventa un pulpito fatto di luci, strobo e musica.
Controverso, Bono. Polemico. Contraddittorio. Un uomo bizzarro, dotato di un carisma indecifrabile, che regala i suoi occhiali da pappone di Amburgo a Giovanni Paolo II e che, al tempo stesso, ha come migliore amico di una vita il talentuoso poeta e cantante Gavin Friday, leader, nei primi anni ‘80 degli art-punk Virgin Prunes (band fulminante, seminale ed indispensabile nella sua, purtroppo breve, vita).
Cinquant’anni. Bono, un po’ santo, un po’ bevitore e un po’ Fidel Castro del popolo della musica, in prima linea per coloro che non hanno voce e che, comunque, non disdegna di esibirsi per russi multimilionari, nei loro yacht che farebbero invidia a Versailles.
Bono è un’enigma, un rebus, che continua ad esercitare uno strano fascino sulle folle, al di là della musica per alcuni e al di là delle prediche politically correct per altri.
Santone e caricatura di se stesso. Icona pop-art, santificato e dileggiato dai media.
Auguri Bono. Ti si può amare, ti si può mal sopportare, ma certamente non ti si può restare indifferenti.
