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Volontariato: la forza delle donne

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Cresce l’impegno e la partecipazione rosa nella attività di aiuto sociale.

Il volontariato in Italia ha molti volti, infinite storie, associazioni i cui affiliati dedicano amorevolmente parte o tutto il loro tempo per aiutare gli altri, quelli che sono in difficoltà, quelli che come si potrebbe dire hanno “un problema in più”. Il volontariato, e questo fa molto piacere, dei giovani che attraverso il Servizio Civile possono sperimentare il senso vero della comunione con gli altri e ancor più se costoro sono gli svantaggiati, gli emarginati. A scanso di ogni retorica, “grazie” è la parola giusta per tutti i volontari in ogni campo, perché la sofferenza e la solitudine hanno un nome e queste persone cercano di chiamare chiunque soffra col proprio nome, restituendo una dignità, infondendo forza e coraggio in chi si è smarrito.

Si sarebbe potuto iniziare citando cifre e dati, freddi forse più di quelle notti che ad esempio hanno coloro che nelle stazioni dormono, vivono, muoiono, e avremmo fatto di questi “angeli dell’amore” che li soccorrono, solo dei numeri senza un senso preciso, senza molto da dire alla fine, perché l’amore non si pesa ed ha poco a che fare con le statistiche.

La storia del volontariato sociale italiano è segnato indissolubilmente dalla partecipazione femminile. Il ruolo delle donne è preziosissimo e questa partecipazione sembra l’estensione del loro ruolo tipico all’interno della famiglia, rivolto al sostegno dei soggetti svantaggiati. Potremmo chiamarle allora angeli del focolare umano, con la loro forza d’animo, con la loro unica ed inimitabile amorevolezza. Donne e mamme divenute volontarie perché hanno conosciuto sulla propria pelle le sofferenze, le umiliazioni, e allora quasi per una reazione chimica hanno risposto come sempre loro fanno, con l’amore.

Studi molto recenti condotti su un campione di circa 14mila organizzazioni di volontariato, rivelano che le donne costituiscono più del 50 per cento dei volontari attivi e continuativi, e che si tratta per la maggior parte di donne adulte; la loro distribuzione sul territorio nazionale le vede collocate per quasi il 60 per cento al Nord. Tuttavia le donne hanno cariche di responsabilità solo in tre organizzazioni su dieci e quasi sempre in quelle a prevalente composizione femminile.

Andando più a fondo, si discerne come nelle organizzazioni di volontariato gestite da donne vi sia una caratteristica vocazione di tipo confessionale, ossia hanno valori di riferimento ideali e fideistici in un’epoca di tendenza generalizzata alla perdita di questi valori. Sono organizzazioni semplici, che possono contare sull’apporto di diverse volontarie attive e continuative, e che svolgono prevalentemente azioni di volontariato di tipo assistenziale, sostegno morale e psicologico, promozione sociale.

Hanno inoltre ottima capacità e tendenza a costituire una rete di lavoro; le utenze tipiche delle organizzazioni a prevalenza femminile sono i poveri, i minori, le famiglie svantaggiate, e non ultime le altre donne, specie le adolescenti, che trovano nelle donne più grandi un luogo di comprensione e sostegno attraverso modelli di cosiddetto “auto-aiuto”.

La tendenza generale della loro azione di sostegno dunque rievoca il loro ruolo femminile all’interno dell’ambiente domestico e si esplica con la gestione di case-famiglia e consultori familiari con una offerta continuativa e sensibile.

La storia del dolore, della lotta alla tossicodipendenza, ad esempio, è segnata dalla sofferenza di migliaia di donne, umiliate e oppresse, madri addolorate e disperate, che con le loro tante storie di riscatto, col loro impegno, la loro capacità di amare oltre ogni limite, hanno aiutato e aiutano ogni giorno altri che hanno i loro stessi problemi, le loro stesse sofferenze.

È il senso di responsabilità, la forza d’animo tutta femminile che guida queste volontarie nel  ruolo di guida e di sostegno: a loro si deve il fiore della speranza, a loro la nascita di associazioni famiglie, di gruppi di volontariato, gli appelli accorati alle strutture pubbliche, all’attenzione delle autorità. Alle donne si devono i semi della prevenzione del “male”, a esse la rivitalizzazione del loro ambiente sociale, a loro che una soluzione diversa è sempre possibile, perché le donne sanno guardare un poco oltre, e sanno che la morte non è l’unico destino. Anzi, proprio loro che danno la vita, la morte non l’accetteranno mai.

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