Vertice bancario in Bankitalia
Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di Obama sull’intenzione di voler riformare la finanza. Soprattutto, nei piani del presidente americano, c’è l’intenzione di voler ridurre le dimensioni degli istituti di credito, così da non permettere più in futuro “impossibilità del fallimento a causa delle dimensioni”.
In discussione, ormai da mesi in tutto il panorama Occidentale, anche i “super bonus” che i banchieri hanno continuato a distribuirsi, nonostante le difficoltà delle imprese nell’ottenere prestiti ed erogazioni di nuove linee di credito. Le banche sono tornate a registrare utili record e l’economia resta debole, qualcosa non sta andando come speravano i governi e i cittadini pretendono.
Soddisfazione ed approvazione, al piano del presidente americano, sono giunte da parte del Financial-stability board e dal suo presidente Mario Draghi. Il governatore di Bankitalia, con il suo direttorio di via Nazionale, incontrerà domani martedì 26 gennaio i numeri uno del sistema bancario italiano.
Un vertice a cui saranno presenti: Corrado Passera di Intesa Sanpaolo, Alessandro Profumo di Unicredit, Antonio Vigni di Mps, Pierfrancesco Saviotti del Banco Popolare, Alberto Nagel di Medeiobanca, Victor Massiah di Ubi, oltre ai vertici dell’Abi Corrado Faissola e Giovanni Sabatini. Temi principali dell’incontro saranno i prestiti alle imprese e i bonus, ma si parlerà anche di Basilea 2 e dei nuovi parametri di patrimonializzazione.
Su Basilea 2 i banchieri nostrani hanno spesso espresso le loro perplessità, mentre sulla questione prestiti ci sono – involontariamente – due fazioni all’interno del gruppo che martedì sarà riunito con i vertici della Banca d’Italia. Infatti Mps e il Banco Popolare, avendo usufruito dei tremonti-bond, hanno accordi per tre anni sulla quantità di prestiti alle imprese che dovranno elargire, una situazione con inevitabili riflessi positivi sull’economia.
In una posizione diversa si trovano gli istituti che non hanno usufruito dei bond-governativi, questi dovranno comunque portare il loro contributo agli investimenti e alla liquidità di un sistema ancora molto fragile. Saranno considerati vari fattori: il peggioramento della qualità del credito, l’aumento delle sofferenze, la difficoltà di rientro dei prestiti, ma inevitabilmente gli istituti non potranno esimersi dal considerare i vantaggi e gli svantaggi presenti nel tenere ancora stretti i rubinetti.
