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Uno sguardo nell’invisibile

I 100 capolavori in mostra a Firenze per raccontare la parabola della metafisica da venerdì 26 febbraio al 18 luglio 2010 il Palazzo Strozzi di Firenze ospita la grande mostra che,a ttraverso 100 opere provenienti da esclusive raccolte private e da alcuni dei più importanti musei del mondo, racconta l’avventura artistica di Giorgio de Chirico e l’influenza che ebbe nell’arte moderna, aprendo la strada a tutti quei movimenti che costituiscono la parte più interessante e vitale dell’esperienza artistica europea tra le due guerre.

La mostra “De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus – Uno sguardo nell’invisibile” riunisce alcuni tra i capolavori metafisici di De Chirico, come l’Autoritratto, l’Enigma dell’arrivo e del pomeriggio e la Nostalgia dell’infinito, fino ai dipinti più rappresentativi delle sue nuove poetiche degli anni Venti, insieme a dipinti di Carrà e Morandi, Magritte, Ernst e Balthus. Accanto a questi quadri verranno presentate anche opere di artisti come Niklaus Stoecklin, Arturo Nathan, Pierre Roy e Alberto Savinio, che si mossero sulla strada aperta da De Chirico in bilico tra Metafisica, Realismo Magico, Surrealismo e Neo-Romanticismo.

Il sottotitolo della rassegna “Uno sguardo nell’invisibile” prende spunto proprio da un’affermazione di De Chirico, per il quale lo scopo della pittura doveva essere soprattutto «far vedere ciò che non si può vedere» ed indurre nello spettatore le stesse intuizioni sperimentate dall’artista sul significato profondo del mondo e delle cose. Significativa risulta la scelta della sede del Palazzo Strozzi, infatti fu proprio a Firenze, in piazza Santa Croce, che De Chirico ventunenne ebbe la prima “rivelazione” degli aspetti enigmatici dell’esistenza e del mondo, tradotta in forme plastiche nei celebri “enigmi” degli anni Dieci e negli inquietanti accostamenti iconografici degli anni Venti.

L’intento del percorso espositivo non è solo quello di cogliere parentele stilistiche e affinità formali tra De Chirico e gli artisti che in vario modo attinsero dalla sua lezione, quanto quello di svelare inedite corrispondenze di temi, di soggetti, di sensibilità. Le opere esposte condividono ambientazioni e scenari: strade e stanze vuote, piazze disabitate, spazi esterni che si aprono attraverso finestre o misteriose porte socchiuse, associazioni incongrue di oggetti inseriti in contesti spaziali stranianti. In questi luoghi gli uomini stanno come prigionieri, privati di parola e azione, perennemente in attesa e in silenzio, senza tempo.

“Uno sguardo nell’invisibile”, come invisibili sono l’inquietudine, la solitudine e l’angoscia, il senso di straniamento e spaesamento, l’alienazione, la percezione dell’abbandono e dell’assenza che hanno contrassegnato la condizione esistenziale degli uomini degli inizi del XX secolo e che porteranno Renè Magritte a definire l’opera di De Chirico come «una nuova visione nella quale lo spettatore ritrova il suo isolamento e intende il silenzio del mondo».

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