Un’Italia da (termo)valorizzare
Il detto “l’esperienza insegna” non sembra valere nel caso dell’Italia; l’emergenza rifiuti della Campania, culminata nel 2007 con oltre 1 milione di eco balle accumulate, non ci ha infatti insegnato proprio nulla visto che a breve altre emergenze dello stesso tipo si presenteranno nel nostro Paese e visto che saremo ancora una volta del tutto impreparati ad affrontarle. E’ necessario trovare al più presto soluzioni adeguate e alternative a quelle oggi praticate, per non correre il rischio di ritrovarci tra due anni sommersi dalla “mondezza”.
Ma facciamo un po’ di passi indietro. Dove vanno a finire i rifiuti (parliamo solo dei rifiuti solidi urbani, escludendo le altre tipologie) una volta raccolti? A grandi linee possono intraprendere due strade: il trattamento, ossia un processo (fisico, chimico, biologico) che ne riduce il volume, ne limita la pericolosità e favorisce il recupero o lo smaltimento in discarica. In particolare, nei rifiuti oggetto di raccolta differenziata una parte (l’ “umido”) viene trattata in impianti di compostaggio e trasformata in composti da utilizzare in agricoltura come concime naturale; un’altra parte (plastica, carta e altre frazioni secche) viene riciclata e quindi riutilizzata in vari modi. Nei rifiuti oggetto di raccolta indifferenziata, una parte (ad esempio i materiali ferrosi) viene riciclata, un’altra può essere utilizzata per la produzione di combustibile e un’altra parte ancora può essere trattata termicamente (“termovalorizzazione”) negli inceneritori; una parte o la totalità di quest’ultimi, può essere recuperata per la produzione di energia elettrica. Tutto quello che rimane escluso da tali processi viene smaltito in discarica.
In base al percorso appena visto, la discarica dovrebbe rappresentare l’ultima spiaggia e la percentuale di rifiuti smaltiti dovrebbe pertanto essere minima; dovrebbe, perché nella pratica le cose vanno diversamente. In Italia, infatti, le circa 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotte annualmente finiscono per la gran parte in discarica: ben il 49,3%, mentre solo il 34,3% viene “incenerito” e solo il 16,4% riciclato. Questo a livello nazionale, ma qui come in altri settori, vale la disomogeneità territoriale; infatti a fronte di un allarme che vale comunque per tutto il Paese, la situazione è decisamente più critica al Centro e ancora di più al Sud, che risulta carente sia in termini di impiantistica sia in termini di capacità di riciclo, di incenerimento e di recupero energetico.
Ma lo sfruttamento continuo ed eccessivo delle discariche nel corso degli anni ne ha esaurito rapidamente le capacità operative tanto che alcuni studi di settore stimano un’autonomia operativa delle discariche pari a circa due anni. E’ vero anche che di fatto, in occasioni di emergenza, sono stati autorizzati degli ampliamenti per poter accogliere maggiori quantitativi di rifiuti. Ma le tempistiche per ulteriori ampliamenti sono lunghe, e ancora di più lo sono quelle per la costruzione di nuove discariche che, tra progetti preliminari, valutazioni di impatto ambientale, autorizzazione a costruire, partono da un minimo di 4 anni. Quindi le discariche tra due anni non avranno più la possibilità di accogliere altri rifiuti e prima di 4 anni, se ci dice bene, non ne avremo delle nuove. Ecco la necessità di trovare soluzioni alternative, anzi, metterle in pratica, visto che di soluzioni alternative già ne esistono e sono praticate con ottimi risultati all’estero.
Nel resto dell’Europa il ricorso allo smaltimento in discarica è minimo, mentre ampio è il ricorso al riciclo, alla termovalorizzazione e al recupero energetico. Ci sono paesi come la Danimarca in cui più del 50% dei rifiuti viene trattato termicamente o paesi come la Germania in cui il 57% viene riciclato. Le soluzioni adottate a livello europeo dovrebbero indicarci quale è la strada da seguire, in quanto il potenziamento della termovalorizzazione, del riciclo e del recupero energetico permetterebbero un minor uso delle discariche, contribuendo pertanto ad evitare le prossime emergenze. Non solo, garantirebbero anche la produzione a basso costo di energia alternativa.
In Italia quindi le alternative allo smaltimento in discarica incidono ancora marginalmente, ma piccoli passi sono stati mossi a livello normativo, prevedendo ad esempio che la realizzazione di nuove discariche sia possibile solo con contestuale realizzazione di impianti di trattamento o che la realizzazione di impianti di trattamento sia possibile solo prevedendo minimi garantiti di recupero energetico.
Emergenze rifiuti come quella in Campania potranno essere evitate solo adottando modalità di gestione dei rifiuti più intelligenti e virtuose per garantire una maggiore tutela dell’ambiente ricavando allo stesso tempo utilità e reddito. Puntare tutto sullo smaltimento in discarica e’ una perdita di risorse preziose, che potrebbero invece essere recuperate sia in termini di materia sia in termini di energia.
