Un 25 aprile “disinfestato”?
Il calendario segnala la prossimità della festa del 25 aprile.Una data che negli ultimi anni ha fatto registrare spesso fastidi e polemiche. Sul calendario è riportata la dicitura “festa della Liberazione” in corrispondenza di questa data. Rappresenta in un certo senso la data fondativa di questo paese (il momento che innerva la Costituzione stessa…).
In un momento nel quale l’agenda del governo pare monopolizzata dal tema delle riforme costituzionali appare quindi inevitabile che l’attuale Costituzione italiana sia vista alla stregua di un veccho arnese obsoleto, inadatta a far rifulgere le virtù salvifiche degli uomini del fare. Una specie di congegno infernale composto da asfissianti lacci e laccioli che frenano l’impeto riformatore di chi gode del consenso popolare, e proprio grazie a questo non dovrebbe avere impedimenti di sorta nel dispiegare i propri indirizzi politici. Altrettanto inevitabile quindi che tale opacità si riverberi anche sulla Liberazione, che sarebbe il mito fondativo ma anche un po’ fraudolento della Costituzione stessa.
Dalla sua scesa in campo nel 1994 l’attuale presidente del consiglio si è sempre tenuto alla larga da qualsivoglia manifestazione in coincidenza di questa data, manifestando non solo indifferenza ma pure insofferenza per quei valori che il 25 aprile raggruma. Un fastidio pre-politico: proprio non riesce a provare alcun fremito per questo, è più forte di lui.
L’unica eccezione in questo filotto si è verificata lo scorso anno, col discorso tenuto ad Onna, tra le macerie ancora fumanti per il sisma abruzzese di qualche giorno prima. Ma lì l’occasione era troppo ghiotta per non coltivare il suo personale marketing politico, la sua smania da piacione: un’occasione toccante per guadagnare statura da statista…
La Liberazione, quale epilogo di quella complessa pagina della storia italiana che è la Resistenza, ha visto cimentarsi su di sé un filone di storici revisionisti (con l’apice di qualche negazionista che arriva a definire Auschwitz come una colossale leggenda metropolitana!!) con l’intento di sminuirne se non azzerarne il valore. Vero che la crescente lontananza temporale vede sbiadire il ricordo ed il significato, vero che la progressiva estinzione anagrafica dei partigiani attenua le testimonianze dirette, ma qui c’è dell’altro.
La rivisitazione “a la carte” della Resistenza serve a smussare tutto ciò che può increspare la narrazione piana, lineare e felice della maggioranza politica. Lo stesso fastidio e additamento di Roberto Saviano e delle fiction sulla mafia, rei di amplificare a dismisura la visibilità della malapianta delle organizzazioni criminali italiane, con conseguente “malafigura” del nostro paese all’estero, si inscrivono in questo intento.
Si potrebbe anche convenire che un 25 aprile ridotto a stanca liturgia attizzi sempre meno, ma disconoscere quei cardini che da esso emanano e che hanno consentito nel bene e nel male una concordia nazionale ad un paese uscito stremato da un non rimpianto ventennio ed un periodo bellico, lascerebbe sinceramente allarmati quanti hanno a cuore i principi della convivenza civile, senza aggettivazioni ulteriori.
