L’Ue si pronuncia sul Crocefisso
Un mondo interculturale, una Italia non più solo degli italiani cattolici ma di tutti.Un’Italia dove Dio oggi è anche Hallah, Javè, Budda e tanti altri ancora. Sempre Uno ma con nomi diversi. Non più rappresentato simbolicamente solo da un Cristo in Croce morto per saldare il debito dell’umanità con Dio. Una religione che si espande, si fa altro ed esprime la volontà unica ma diversa dei tanti di poter adorare e ringraziare Dio a modo proprio. Un Ramadan ed una Pasqua che viaggiano parallelamente, s’intersecano tra loro e ancora si dividono.
Un popolo cristiano che sente l’esigenza di essere rappresentata da quel simbolo che da sempre l’accompagna: la Croce. Un popolo arabo che sente in quel simbolo una minaccia per il proprio credo. Ma non solo arabi. Anche ebrei, indiani e tanti altri ancora che di simboli ne avrebbero anche loro. È stato questo a far chiedere ai più che popolano ad oggi l’Italia di chiedere la rimozione del Crocefisso dalle aule scolastiche.
Una scuola aperta a tutte le culture. Una scuola che dovrebbe servire da “banco” per l’integrazione. Un’integrazione che dovrebbe avvenire dai più piccoli per poi trasmettersi anche al resto del popolo italiano. A qualunque credo appartenga. Allora un ricorso alla Corte Europea per salvaguardare l’integrazione ed estirpare l’emarginazione. Sradicare dalla mente umana l’etichetta di diverso ed avviare così un processo di unificazione dei popoli.
Ma gli italiani non ci stanno.
Un simbolo che non è solo un simbolo, ma è il segno distintivo di una società che è cresciuta e si è sviluppata attorno ad un Credo, attorno ad un’idea che li fa sentire migliori. Che li fa sentire non più solo bestie ma anche e soprattutto uomini con un’anima: creati per un Disegno super partes. L’Italia, attraverso varie delegazioni ha presentato alla Corte europea un ricorso per cancellare il divieto di esporre il proprio simbolo dalle aule delle scuole. Un ricorso che per il momento la Corte europea ha deciso di accettare.
La prima vittoria dell’Italia cattolica a Strasburgo. Una decisione quella della Corte che ha allietato l’animo del ministro degli Esteri Franco Frattini: “E’ con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia aveva presentato alla Corte”. Alla sua gioia si è unita anche la maggior parte degli esponenti politici di maggioranza e di opposizione. Finalmente un “qualcosa” che è riuscito ad unire, anche se solo per un secondo, la politica italiana!
Soddisfatta anche la Conferenza episcopale italiana (Cei): “E’ stato compiuto un passo avanti nella giusta direzione”.
E non perde l’occasione di dire la sua il Pdl, che in seguito alla notizia dell’accoglimento del ricorso presentato dall’Italia, ha dichiarato per bocca di Riccardo De Corato (vicesindaco di Milano) che “l’integrazione con gli stranieri non si costruisce sbaraccando il patrimonio culturale, la tradizione e i simboli religiosi che appartengono non solo all’Italia ma all’Occidente di cui sono la vera spina dorsale”. “L’accoglimento del ricorso dell’Italia contro il divieto di Crocefisso nelle aule scolastiche è un primo segno di ravvedimento dell’Unione Europea che troppe volte ha legiferato con un’astrattezza legale al limite dell’assurdo – ha continuato De Corato – passando sopra la testa e il cuore di milioni di cittadini”.
In conclusione De Corato ha dichiarato di trovare “ridicolo pensare che un semplice crocefisso possa essere visto con fastidio dagli studenti di altre religioni e costituire addirittura una minaccia al pluralismo educativo”. Ma la sentenza della Corte non è ancora definitiva. Nuovi risvolti potranno verificarsi nei giorni futuri. Saranno, forse tra qualche mese, 17 giudici che compongono la Grande Camera di Strasburgo a deliberare definitivamente sulla sorte del “nostro” simbolo per eccellenza!
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