0

Super Mario nel Paese delle lobby

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

Il decreto salva-Italia viene approvato dalla Camera, mentre partiti ed italiche caste ostacolano l’azione riformatrice del Professore

Il primo esame è superato: la Camera approva la manovra economica Monti con 402 sì, 75 no e 22 astenuti. La notizia è giunta lo scorso venerdì, dopo che in mattinata l’esecutivo del Professore aveva dovuto affrontare anche lo scoglio del voto di fiducia, oltrepassato ottenendo nel dettaglio 495 voti favorevoli (firmati Pd, Pdl, Terzo Polo, Popolo e Territorio), 80 contrari (da Lega e Idv, ma anche dai pidiellini Mussolini e Stracquadanio) e 4 astensioni (tutte Pdl). Rilevante anche il fenomeno assenteismo: se la mattutina votazione di fiducia era stata marinata da 35 parlamentari, quella concernente il decreto salva-Italia ha visto crescere il numero delle vermiglie poltrone vacanti a ben 130.

Clima non certo incoraggiante in un panorama in cui la crescita di spread e speculazione finanziaria risulta inversamente proporzionale a quella del tasso di coesione politica interna. La mancanza di concordia istituzionale, anche in situazioni di estrema emergenza, è difatti uno dei contemporanei mali che affliggono il Bel Paese. Ad esserne consapevole è lo stesso Mario Monti, il quale ha tenuto a sottolineare come in questo momento “i partiti sembrino non cogliere a pieno il rischio di una continua iniezione di elementi d’instabilità”.

D’altronde sono i fatti a parlare: la Lega sgomita, Di Pietro inveisce contro l’esecutivo tecnico schiavo dei lobbisti, il Pdl scalcia con in testa un Berlusconi che delinea scenari apocalittici, descrivendo il suo successore “disperato” e propagandando un’imminente caduta del governo.

Partito Democratico e Terzo Polo giurano invece lealtà al Professore e la sua equipe mentre Napolitano, continuando a ricoprire indefesso il ruolo di mediatore e paciere istituzionale, torna a ribadire come con Monti si sia imboccata la giusta strada per salvare l’Euro e riacquistare credibilità nazionale.

Una credibilità che per essere ritrovata, oltre che da provvedimenti economici d’urgenza, dovrà passare inevitabilmente dall’attuazione di cambiamenti a lungo raggio d’azione.

Impresa difficile, quasi impossibile e già fallita in occasione del varo delle misure salva-Italia. Circostanze queste non celate però dal nostro Primo Ministro che, anzi, ha affermato: “Bloccare le liberalizzazioni è stata una responsabilità grave, la forza delle lobby in Parlamento è ancora potente ma noi andremo avanti.

Ad essere frenato dalle pretese delle italiche caste non è stato però solo il capitolo liberalizzazioni ma, ad esempio, anche quello inerente i costi della politica (cancellato l’adeguamento istantaneo del numero dei parlamentari e delle loro indennità alla media europea; abolizione immediata delle Provincie annullata ed alleviata mediante la riduzione del numero dei consiglieri a 10 e la cessazione delle funzioni degli enti che slitta a fine mandato)  e quello concernente le privatizzazioni (non si è registrata alcuna novità sulla vendita di quote di società detenute dallo Stato che avrebbe portato benefici a debito e spesa pubblica).

Una condizione di stallo che il presidente del Consiglio dovrà cercare di superare in ogni modo, viste anche le incombenti scadenze finanziarie: nei prossimi mesi andranno all’asta ben 140 miliardi di titoli di Stato che riscontreranno maggior interesse negli investitori nel momento in cui l’esecutivo Monti dimostrerà la capacità di “gettare il cuore oltre l’ostacolo” opponendosi ai vincoli imposti dalle lobby.

L’imperativo è quindi “riformare”,  solo seguendolo il mondo ed i mercati riusciranno a riporre lungimirante fiducia in quella che, si spera, sarà la futura Italia.

( Fonte immaginehttp://qn.quotidiano.net )

Commenti

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

*