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Stagista a vita?

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Secondo i risultati del sondaggio tra maggio e ottobre 2009 promosso dal sito Repubblicadeglistagisti.it e da Isfol, Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, lo stage o meglio il tirocinio formativo come denominato dalla legge 196/97 (Legge Treu) è concepito quale strumento per trovare prima un’occupazione (ben il 44 % degli intervistati ) mentre solo il 39 % degli stagisti sceglie di fare uno stage per completare la propria formazione o per orientarsi nelle scelte professionali future . Dati ben diversi da quanto prescrive il decreto 142/98 che quale finalità del tirocinio prevede la possibilità di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro.

Le attese degli stagisti si spiegano anche in base al fatto che il 46% del campione effettua lo stage dopo la laurea specialistica e durante o dopo il master, quindi a formazione già completata. Le speranze degli stagisti sono però per la maggior parte disattese se si analizzano i dati del “dopo-stage”: solo al 26% è stato offerto un lavoro presso l’azienda e tra questi, solo al 3% è stato offerto un contratto a tempo indeterminato. Inoltre lo stagista deve guardarsi anche dalle forme di stage improprio, ossia i casi in cui venga stravolta la finalità formativa del tirocinio, diventando, così, per l’azienda una possibilità di avere “dipendenti a basso costo”. Ricordiamo, infatti, che l’azienda presso cui si svolge lo stage non dovrà pagare neppure i contributi previdenziali ma avrà solamente l’onere della copertura assicurativa antinfortunistica. Anomalie possono esser considerate lo svolgimento solamente di mansioni non formative (ad esempio fare solo fotocopie) oppure la proroga oltre i 12 mesi del periodo di tirocinio, o l’assenza o la presenza sporadica del tutor aziendale.

In questo caso lo stagista dovrà informare l’ente promotore oppure gli sportelli del sindacato NIDIL-CGIL o la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente.

Dal sondaggio emerge poi come l’87% degli intervistati stia all’interno dei confini nazionali per il tirocinio. Le richieste di stage all’estero però sono in aumento. A testimoniarlo, ad esempio, il fatto che le richieste di partecipazione al Progetto Campus Word dell’Università Politecnica marchigiana sono aumentate del 35 % nel 2009.

Quali possibilità offre uno stage all’estero? La dottoressa Lijin Yan, responsabile per gli stage AIESEC di Trento, ci spiega l’offerta formativa: “AIESEC, organizzazione presente in 107 Nazioni, offre 4 diverse tipologie di stage che noi definiamo come: stage manageriale, dove è richiesta una preparazione di tipo economico, manageriale o finanziario; stage tecnico, che si rivolge agli studenti della facoltà di ingegneria e informatica; stage educativo, che offre la possibilità di andare ad insegnare la propria lingua all’estero e infine gli stage di carattere sociale che rientrano in un programma di volontariato. In quest’ultima categoria c’è la possibilità di prendere parte a progetti realizzati all’estero che riguardano temi di attualità, sensibilizzazione verso tematiche importanti di carattere sociale e sono spesso realizzati in Paesi meno sviluppati. Quindi le conoscenze che lo studente può acquisire durante un soggiorno all’estero sono diverse a seconda del tipo di tirocinio intrapreso. Le aziende che fanno parte del programma possono essere di qualunque genere, a partire dalla multinazionale fino alla piccola impresa a conduzione familiare. Spesso gli stage si svolgono anche all’interno di enti non governativi, scuole, università che offrono comunque uno stage pratico dove lo studente possa fare un’esperienza qualificante.”

Dottoressa, la formazione accademica italiana è equivalente a quella di altri Paesi o gli studenti universitari italiani riscontrano dei deficit nella loro preparazione (ad esempio nella fluidità della lingua e nel metter in pratica lo studio accademico) a confronto con studenti univeritari di altre Nazioni?
Purtroppo la formazione può anche essere ottima, ma rimane un forte problema di lingua che preclude per molti studenti la possibilità di applicarsi al programma. Infatti per accedere al programma serve un livello di inglese pari, utilizzando la scala europea, al C1 e solo in pochi casi è sufficiente il B2. Questo risulta essere un grosso ostacolo per gli studenti. Inoltre mancano spesso esperienza, flessibilità e capacità organizzative che possono essere acquisite solo con la pratica. Quindi vorrei sottolineare l’importanza di pretendere qualcosa di più dal tempo trascorso in università e anche da se stessi e non fermarsi solo ad una preparazione teorica.”

L’esperienza dello stage internazionale, incentiva a trovare un’occupazione stabile all’estero ?
“Non so se possa incentivare a cercare lavoro stabile all’estero, ma sicuramente apre molte possibilità per i giovani che possono considerare più opzioni.”

Ringraziamo la dottoressa Lijin Yan

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