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Sport al Festival del Giornalismo

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“Clamoroso al Cibali: quando raccontare lo sport diventa spettacolo”.

Clamoroso al Cibali”, espressione coniata non dall’indimenticato Sandro Ciotti ma da un anonimo radiocronista sportivo per commentare l’incredibile vittoria del Catania sull’Inter proprio allo stadio Cibali, ancora oggi nel vocabolario degli sportivi, rappresenta l’espressione principe per indicare la vittoria a sorpresa della squadra sfavorita durante una partita o un evento sportivo.

Il convegno del 15 aprile ospitato nella sala della Colonne della Cassa di Risparmio di Perugia, organizzato dalla Scuola di giornalismo Rai del capoluogo umbro, partendo dalla famosa espressione radiofonica, ha cercato di raccontare attraverso la voce di grandi telecronisti sportivi italiani come Alfredo Provenzali, Pierluigi Pardo, Marco Civoli, Maurizio Compagnoni, l’evoluzione del linguaggio della telecronaca sportiva partendo dalle testimonianze dirette della trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto” , fino ad arrivare alla Tv di Stato, alla Tv Commerciale e alle Pay Tv.

Un lavoro, quello del radiocronista e telecronista sportivo, che innanzitutto prima delle competenze tecniche è passione, passione nel raccontare e rappresentare l’evento per chi guarda la tv o sente la radio. Il telecronista sportivo rappresenta infatti da sempre un mediatore tra chi guarda direttamente l’evento sportivo e chi lo segue stando comodamente seduto in poltrona.

Il celebre conduttore radiofonico Alfredo Provenzali ha più volte sottolineato il fatto di essere stata una persona fortunata ad aver intrapreso questo mestiere, mentre Marco Civoli ha ricordato i suoi inizi pensando innanzitutto che il telecronista sportivo, oggi come allora, è esposto ad una serie di rischi e di errori che potrebbero compromettere l’andamento lineare della telecronaca. Quindi l’obiettivo essenziale di chi racconta in diretta lo sport è di non fare danni sostanziali.

L’ evoluzione del linguaggio è stato un altro dei temi trattati durante il convegno. La nascita della televisione del 1954 e, più recentemente, l’avvento della Tv Commerciale e della Pay Tv hanno profondamente cambiato il registro e i codici del linguaggio sportivo. Se esaminiamo una radiocronaca sportiva del grande Nicolò Carosio e una telecronaca televisiva odierna, non possiamo non notare delle vistose differenze.

Il lessico è profondamente cambiato e sono arrivati sottocodici di altre discipline che poco hanno a che fare con il mondo del calcio. Il vecchio e saggio Provenzali tra ironia e serietà ha più volte pronunciato espressioni del campo della fisica entrate ormai a far parte del linguaggio sportivo come “baricentro” e “modulo lineare” ed ha in qualche modo provocatoriamente affermato di chiedere alla gente comune se sa il significato di queste espressioni.

Se il linguaggio sportivo insomma si è infarcito di questi “forestierismi” è bene in futuro tornare ad un linguaggio più semplice alla portata di tutti. Anche lo stile di raccontare è cambiato. Ai seri e compassati Nando Martellini e Bruno Pizzul si sono sostituiti nuovi telecronisti che, ognuno con uno stile personale, cercano attraverso la loro voce di trasmettere emozioni ad un telespettatore sempre più competente in materia.

Alla fine con un simpatico siparietto, sono state riproposte le fase finali della finale del mondiale sudafricano tra Spagna ed Olanda senza commento e Civoli, Compagnoni e Pardo hanno deliziato la platea con le loro telecronache incrociate dove si sono viste tutte le differenze di stili e di linguaggi. A questo siparietto non ha partecipato però Provenzali, che ha affermato anche con una piccola vena polemica che l’emozione per raccontare una partita deve essere autentica e le immagini, già preconfezionate dal regista, non possono essere autentiche perché permettono di vedere una data partita solo da un punto di vista e non dal punto di vista preferito.

Il giornalista sportivo Giuseppe de Bellis de “Il Giornale” ha invece descritto l’evoluzione del giornalismo sportivo cartaceo e il suo rapporto spesso turbolento con i nuovi media. Si è passati, sulla carta stampata, dal semplice resoconto dell’incontro calcistico tipico del giornalismo sportivo pre-televisivo ad un giornalismo più specifico che invece del resoconto sommario dell’evento, ormai trattato interamente dalle radio e dalle televisioni, si sofferma su approfondimenti del dopo partita e sugli sviluppi futuri che creerà l’evento nella settimana o nei giorni seguenti.

Anche la grafica è cambiata e spesso trovano spazio più che articoli di cronache, ampie foto, classifiche e tabelle di ogni genere. Insomma il giornalismo sportivo è sempre in lenta evoluzione, lo stile cambia continuamente ma la passione di chi fa questo affascinante mestiere è sempre la stessa da Niccolò Carosio ai vari Longhi e Piccinini, passione fondamentale che rende questo settore giornalistico uno dei più affascinanti e punto di arrivo di molti aspiranti giornalisti che numerosi hanno affollato la sala perugina durante il Festival Internazionale del Giornalismo.

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