0

Spente le luci su San Remo

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

Il popolo sovrano. A vincere il sessantesimo Festival della Canzone italiana al grido di monarchia o repubblica è Valerio Scanu e la sua “Per tutte le volte che“. Tra fischi, contestazioni, proteste e carabinieri in sala. Masochisticamente proclamati con le esclusioni successive di Irene Grandi (”vergogna”), Malika Ayane (”buffoni”) e Noemi (”venduti”), all’annuncio dei tre finalisti gli spartiti della Sanremo Festival Orchestra volano per aria. Il re non è più nudo, anzi è in finale. Esplode la rivolta, è quasi una rivoluzione.

Mai come quest’anno il Festival rispecchia il Paese reale. Nel bene e nel male.
Passato un anno dalla vittoria di Marco Carta la musica non cambia. Tutti “Amici” di Maria de Filippi. Più che una competizione canora una finalissima tra format televisivi. Vince il sardo Valerio Scanu di Amici, secondo il Principe vincitore di Ballando con le stelle, terzo Marco Mengoni di X-Factor.

L’apoteosi del nazionalpopolare, e al vertice della piramide c’è Antonella Clerici, con buona pace di Aldo Grasso, ferocemente avverso alla conduttrice sulle colonne del Corriere. Nella sua presunta, dichiarata, taglia 42 sdogana un prototipo di donna virtuale, accondiscendente, massaia quanto basta, “finta vera” (Francesco Merlo su Repubblica). Più che semplice, semplificata. Ma che piace.

E gli ascolti se ne giovano: un trionfo. Share costantemente sopra il 45%. Jena su La Stampa parlava di nuovo orrore nel libro nero del comunismo, ma Bersani ha azzeccato a presentarsi a Sanremo nella serata finale. Per la prima volta sul palco dell’Ariston, Costanzo, in soccorso della Clerici con mezzora di anticipo alle proteste del pubblico all’annuncio della terzina di finalisti, porta gli operai di Termini Imerese, e il Segretario del Pd cavalca l’onda, subito controbattutto per par condicio dall’osannatissimo Scajola.

A pensar male si fà peccato ma si azzecca quasi sempre: la massima di Giulio Andreotti rende bene la pulce saltata nelle orecchie di molti. Il grande successo del Festival e la consacrazione del suo vincitore risucchia con sè anche Amici, quasi a voler ripagare Mediaset che per tutta la settimana non mette in piedi un briciolo di controprogrammazione. Col Milan in Champions su Sky, resta solo il buon vecchio autolesionismo Rai che martedì sera a Ballarò sfodera lo scontro Bertolaso-Di Pietro.

Promossi con lode la Regina Rania, elegantissima, la quale ha forse poco percepito il perchè  della sua presenza a Sanremo, la futuristica scenografia dell’esperto Gaetano Castelli, l’orchestra, che per la prima volta si fà sentire non solo con gli strumenti, Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Canonici, arrivati incredibilmente secondi con una canzone discutibilissima, la novantenne, mitica Nilla Pizzi, il premio della critica a Malika Ayane.

Bene anche le ballerine del Moulin Rouge, Jennifer Lopez alla quale è stato dato un compenso di 300.00 euro con un seguito di trenta persone e il marito Marc Anthony, “solo”140.000 euro per Cassano, l’immersione in una gigantesca coppa di Martini del peso di 200 kg di Dita Von Teese, Nina Zilli e Jessica Brando tra le nuove proposte. Bocciati Gai Mattiolo, stilista della Clerici, la spudorata pubblicità di Cocciante al suo nuovo musical Romeo e Giulietta, prodotto dalla Boventoon, ma presentato da Friends & Partners e Gianmarco Mazzi (direttore artistico del Festival), Marcello Lippi che senza pudore esalta l’impresentabile canzone di Pupo.

Niente di nuovo, comunque, pensando al drammatico esito del Festival del 1967 e il suicidio di Luigi Tenco, che vede come causa scatenante proprio l’eliminazione e il sistema di voto delle canzoni: “Faccio questo come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale, e una commissione che seleziona “La rivoluzione“. Il suo biglietto d’addio. Siamo sicuri siano ancora, sempre e solo “solo canzonette”?

Commenti

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

*