Spagna, 11 anni al giudice Garzón
Condannato per intercettazioni illegali nel caso Gürtel, ha a suo carico altri due procedimenti
Il Tribunale Supremo ha condannato il giudice Baltasar Garzón Real ad 11 anni di inabilitazione all’esercizio del suo ruolo: così viene di fatto stroncata la carriera del magistrato spagnolo diventato famoso nel mondo, negli anni ‘90, per aver cercato di far processare il dittatore cileno Augusto Pinochet.

Baltasar Garzón
Garzón, che per l’opinione pubblica spagnola è alternativamente un eroe o una specie di “toga rossa” con voglie di protagonismo, è stato condannato per aver intercettato illegalmente i colloqui tra gli imputati e i loro difensori nell’ambito del caso “Gürtel”, una presunta rete di corruzione che interessava molti uomini vicini all’attuale presidente Rajoy.
Nel testo della sentenza si legge che “l‘’ingiustizia era quella di dare una interpretazione della legge secondo cui poteva intercettare le comunicazioni tra l’imputato e il suo avvocato difensore basandosi solamente sull’esistenza di indizi rispetto all’attività criminale del primo, senza considerare necessario che questi indizi avrebbero influito sugli avvocati”.
Un fatto che “risulta insostenibile da qualsiasi interpretazione razionale del diritto”, continua la sentenza, per cui la decisione di Garzón di ascoltare le conversazioni tra gli avvocati e i rei, durante l’inchiesta del caso Gürtel, “è ingiusta, perché restringe sostanzialmente il diritto di difesa degli imputati in prigione, un fatto che non può risultare minimamente accettabile”.
Questa non è stata la prima volta in cui il giudice dell’Audiencia Nacional si è seduto sul banco degli imputati: ha un procedimento aperto per aver avviato, nel 2008, un’inchiesta sulle persone scomparse negli anni del regime franchista, in violazione della legge di amnistia in vigore dal 1978. Durante il processo, celebrato tra il 17 e il 19 gennaio scorso, il giudice aveva dichiarato la propria innocenza, assicurando che in ogni momento “tutte le decisioni furono prese nella più stretta legalità”.
In merito a questa vicenda, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani ha espresso, tramite le parole del suo portavoce Rupert Colville,“preoccupazione” per la sorte del giudice spagnolo.“I giudici non devono essere passibili di provvedimenti penali solo per aver fatto il loro dovere”, ha dichiarato Colville, secondo il quale “la Spagna ha l’obbligo, secondo la legislazione internazionale, d’indagare sulle ripetute violazioni ai diritti umani perpetrate sotto il regime di Franco”.
Il giudice Garzón, titolare del “Juzgado Central de Instruccion numero 5 de la Audiencia Nacional”, sospeso in via cautelativa dalle sue funzioni già da maggio 2010, è sotto processo anche per corruzione: avrebbe infatti accettato denaro dal Banco di Santander per una serie di conferenze presso l’Università di New York per poi, successivamente, assolvere in un procedimento Emilio Botìn, presidente della stessa banca cantabrica.
Tornando all’attualità, Garzón ha fatto sapere in una nota che respinge “apertamente la sentenza. Lo faccio perché non è conforme alla legge, che mi condanna ingiustamente” e che combatterà per “mitigare il danno irreparabile che gli autori della sentenza hanno commesso”. Il primo passo del giudice, probabilmente, sarà il ricorso alla Corte costituzionale, sostenendo che non c’è stata violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione spagnola.
(fonte immagine: http://qn.quotidiano.net)
