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Sistema ‘Ndrangheta in tilt

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Procure di Reggio Calabria e Milano destabilizzano la ‘Ndrangheta

Ilda Boccassini gesticola e ricongiunge le mani. Dà ulteriore consistenza al suo ragionamento. Suggerisce con la mimica di prendere atto della realtà. Sciorina l’elenco dei 10 arrestati, nell’ambito dell’inchiesta relativa all’attività criminale della famiglia Valle-Lampada.

Emergono intrecci tra l’organizzazione criminale ‘Ndrangheta, la politica, le istituzioni. Il fatto che gli interessi delle organizzazioni criminali, da sempre, varchino il nucleo geografico originario.

L’inchiesta – Le procure di Milano e Reggio Calabria, guidate da Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone, hanno scompaginato i vertici del clan Valle-Lampada e la rete di fiancheggiatori istituzionali. Tra i 10 in manette il presidente delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, un consigliere regionale, un finanziere, un avvocato e un medico.

Le Talpe – A fare soffiate alla cosca Valle-Lampada, il  maresciallo capo delle Fiamme Gialle, Luigi Mongelli, in carcere per corruzione. Un giovane legato alla cosca, il cui padre sarebbe stato socio di un colonnello del Ros di Reggio Calabria.  Boccassini, capo della Dda di Milano, rivela: ‹‹Di talpe molto probabilmente ce n’è stata più di una››. E ha aggiunto: ‹‹Ci sono lavori in corso, non solo in Calabria, ma anche a Milano››.

I giudici – Fa riflettere il legame, emerso dalle intercettazioni, tra il capocosca Giulio Lampada e due giudici: Giancarlo Giusti, gip a Palmi, e Vincenzo Giglio presidente delle Misure di Prevenzione del Tribunale reggino. Uno scambio di battute Lampada-Giglio dà l’idea del loro rapporto “confidenziale”. Il giudice: ‹‹Mi sono fatto dare il tuo numero di cellulare, a te resta il mio così possiamo sentirci direttamente››. Il boss: ‹‹Ti ringrazio della disponibilità››. Il giudice:‹‹Sono io che ringrazio te››. Dalle conversazioni Lampada-Giusti, Giusti:‹‹Tu ancora non hai capito chi sono io. Sono una tomba. Dovevo fare il mafioso, non il giudice››. Poi i due concordano d’invitare Giglio a uno degli hot-parties con escort, celebrati a Milano.

I rendez-vousGiglio riceve, a casa sua, Giulio Lampada ben 5 volte tra febbraio e aprile del 2010. Scopo dell’incontro? Occuparsi della posizione giudiziaria dei Lampada, secondo gli ormai ex colleghi dell’Antimafia di Giglio. Quest’ultimo, infatti, aderente a Magistratura Democratica ed, in teoria, impegnato nell’Antimafia. Un professionista della lotta alla mafia, solo a parole. Un uomo double-face.

La politica – Boccassini, capo della Dda di Milano,  sottolinea la trasversalità politica della ‘Ndrangheta: ‹‹A differenza di Cosa Nostra, che storicamente non ha mai votato per il partito comunista, la ‘Ndrangheta appoggia chiunque possa esserle utile››. Utile a cosa? Politici nazionali,  più specificamente milanesi erano i cavalli di Troia per consentire alle società di scommesse controllate dai Valle-Lampada di ottenere la concessione esclusiva della gestione di slot machine e video poker, dai Monopoli di Stato. ‹‹Se non fosse scattato il blitz, quell’accordo con i Monopoli si sarebbe certamente fatto››.

A Reggio le nervature del tessuto economico-sociale sono controllate dalla ‘Ndrangheta: sanità, università, società miste, pezzi delle istituzioni. L’organizzazione è ben radicata nel territorio. Le ramificazioni della ‘Ndrangheta partono da Reggio Calabria, giungono a Milano. Proseguono per Duisburg e altrove. La ‘Ndrangheta è in ascesa. Michele Prestipino, capo della Dda di Reggio Calabria: ‹‹Con la struttura organizzativa della ‘ndrangheta si estendono anche le sue relazioni esterne: Milano può diventare come Reggio Calabria››.

(fonte immagine: www.lapresse.it)

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