Sicurezza per il territorio cercasi
Senza prevenzione, costretti ad un continuo e dispendioso stato di “emergenza”.
Quando si dice che prevenire sia meglio che curare. Banalità a parte, la gestione di fondi e risorse per la prevenzione di calamità e disastri naturali fa si che affrontare le emergenze ci costi 875 mila euro al giorno. Senza considerare ancora l’impatto di Genova (stima intorno ai 200 milioni), il bilancio del dramma che ha travolto nell’ottobre 2009 Messina, gli ultimi eventi in Lunigiana e La Spezia, si arriva a circa 640 milioni di euro.
Un’ alluvione, quella che ha colpito Liguria e Toscana, che ha distrutto diverse famiglie: “A loro va tutto il cordoglio – si legge sul sito del Ministero dell’Ambiente, prima del nuovo insediamento – la solidarietà e il sostegno dello Stato all’indomani di una catastrofe dalle proporzioni che appaiono gravissime”. Piangere e addolorarsi non deve bastare, per avere speranza servono interventi concreti e lungimiranti.
Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, è intervenuto deciso sulla questione: “La sconsiderata gestione della sicurezza idrogeologica continua a farsi dettare le priorità dall’industria dell’emergenza, con costi insostenibili per le popolazioni, senza alcun risparmio per le casse pubbliche, che, dovendo risanare, spendono molto più di quanto avrebbero speso se avessero prevenuto”.
Esiste un forte contrasto tra lo stanziamento di fondi-emergenze e la totale assenza di risorse per il piano straordinario di prevenzione programmato dal Ministero dell’Ambiente, che prevede lo stanziamento di 2,5 miliardi di euro tra fondi statali e regionali, ancora oggi in ritardo per via dei tagli delle recenti manovre finanziarie.
Necessario, invece, è adeguare le politiche regionali per la tutela e la prevenzione del rischio rivedendo le mappe, contrastando gli illeciti ambientali e demolendo gli immobili abusivi, realizzare opere come la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua cittadini, la stabilizzazione del movimento franoso o la demolizione delle case in alveo.
Del resto, l’attività di prevenzione deve essere rivista anche nelle definizioni: secondo Legambiente la stessa definizione di “emergenza” è in realtà fuorviante. “Si è trattato di eventi estremi ma non più eccezionali – spiega Cogliati Dezza – solo negli ultimi due anni si sono succedute ciclicamente piogge di eguale se non superiore intensità su tutto il territorio italiano”.
E’ indispensabile un piano di prevenzione complessivo, con operazioni di messa in sicurezza delle zone a rischio, manutenzione del territorio ed interessamento dei cittadini. E tanta concretezza da subito, non dalla prossima tragedia.
