0

Senato: si al processo breve

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

Potrebbero volatilizzarsi nel nulla gli scambi illeciti, le tangenti che sarebbero state elargite dall’imprenditrice fisioterapie in convenzione, Anna Iannuzzi – ribattezzata Lady Asl – e incassate da manager sanitari, imprenditori, politici e assessori della giunta regionale di centrodestra del Lazio, guidata tra il 2000 e il 2005 da Francesco Storace.

E ancora, si potrebbe dire addio al processo sulla truffa dei corsi fantasma che vedono sotto accusa l’assessore alla formazione dell’epoca, Giorgio Simeoni, deputato del Pdl.

Ma non è tutto: sparirà anche il processo su Laziogate (lo spionaggio politico avvenuto alla vigilia delle regionali del 2005 che vede tra gli imputati Storace) e la verità sulle mazzette intascate da Marco Verzaschi (prima di Forza Italia, poi dell’Udeur e oggi sostenitore della Polverini) non sarà mai rivelata.

Tutta per un «si» del Senato al ddl sul processo breve che ha fatto tremare l’aula. Terremoto che si è propagato oltre i muri di palazzo Madama e ha investito a pieno popolazione e magistrati che tuonano: «C’è il rischio di vanificare un lungo lavoro di indagini che portato alla scoperta di reati gravi contro la Pubblica Amministrazione».

Il testo, infatti, prevede la durata massima di 2 anni per ogni grado di merito, altri 2 anni per l’esame di legittimità, più un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Superati i limiti lo Stato dovrà risarcire l’interessato.

160 Si, 130 No e 2 astenuti. Questo il voto al Senato. Voto che ha scatenato l’inferno in aula, dove il presidente Renato Schifani non riusciva a contenere gli animi. Una volta apparsi sul grande tabellone i risultati della votazione, dall’Idv sono stati esposti cartelli recanti le scritte “Processo breve giustizia morta” e “Berlusconi fatti processare”.

E dato che i dipietristi hanno ignorato ripetutamente l’invito del presidente del Senato a sedersi, Domenico Gramazio (Pdl) per metterli a tacere e far rispettare gli ordini ha pensato bene di lanciare tra i banchi dei dipietristi un fascicolo bello spesso. Risultato: Elio Lannutti, colpito. Per Di Pietro si tratta della «più grande amnistia mascherata».

E se per il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri «questa legge non cancellerà i processi ma riguarderà solo l’1% del totale», i responsabili dell’Associazione magistrati di Roma fanno sapere che «secondo i nostri calcoli sarà cancellata la stragrande maggioranza dei processi: l’80%». Ma prima di poter dire che il danno è stato fatto, toccherà alla Camera esprimere il proprio voto al riguardo.  Voto che sarà rimandato a dopo le regionali a causa delle spade acuminate puntate alla gola degli “aspiranti si” da parte dell’opposizione e della magistratura. Meglio allora far calmare le acque.

«E’ la resa dello Stato di fronte alla criminalità» ha accusato il segretario dell’Anm Cascini, affermando che il Governo «per reagire a una pretesa persecuzione giudiziaria decide di distruggere l’intera giustizia penale italiana, mettendo in discussione le fondamenta dello Stato democratico». Per tanti una decisione presa dal Presidente del Consiglio per sfuggire ai processi che pendono sulla sua testa come la lama di una ghigliottina ben affilata. Una legge atta a favorire la criminalità e a punire ancora di più i cittadini che si rivolgono ad essa. Una legge ad personam e non per il popolo italiano come invece dovrebbe essere.

Commenti

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

*