Secretum o solitudine
Il ritiro interiore migliora la comunicazione con se stessi e con gli altri.”E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, ed i grandi flutti del mare, ed il lungo corso dei fiumi, e l’immensità dell’Oceano, ed il volgere degli astri…e si dimenticano di se stessi”.
Queste parole del santo delle Confessioni sono le stesse che a caso, avendone sempre con se il libro, il Petrarca lesse durante l’ascesa al Monte Ventoso, parole che sembrano rovistare tra le pieghe dell’animo, nei recessi dell’interiorità così importante, così indispensabile, così oggi evitata quale luogo di un vuoto di cui avere solo orrore.
Il flusso continuo delle immagini, il frastuono delle strade, il bombardamento mediatico ed informativo, velano con una coltre fumosa il nostro interiore dialogo, essi inficiano l’unicità delle nostre anime lasciandole in una dimensione di stordimento e di irrealtà.
Ogni nostro passo sembra guidato dall’informazione esteriore e subliminale, tanto che compiamo azioni meccanicamente chiudendo i canali con la giustizia del nostro sentire, che parla con una voce flebile ormai ma che nel fondo è un frastuono di sogni. Il silenzio, la meditazione avvicinano a Dio, quanto di più indispensabile in un’epoca dove si domanda a gran voce il perché del dolore dell’uomo senza chiedersi dov’è invece l’uomo, ed è proprio l’uomo che si sta perdendo, perché ha smesso di parlarsi, ha smesso di amarsi, di comunicarsi con la propria interiorità.
Aprire un libro in una stanza ornata di un caldo silenzio, significa aprire la porta dei secoli e parlare con i mondi perduti, significa unire le mani e pregare un senso fuori dal caos mondo. L’uomo si siede e si specchia nell’uomo, il senso della solitudine è questo incontro con la non mai mutata essenza dello spirito umano, che cresce piano, nella solitudine, nella verità.
Come gli alberi si agitano al vento e ne salutano l’arrivo, così la solitudine scuote il midollo dei pensieri fino a toccare il cielo, ed il soffitto di una stanza vuota si colora come un prato fiorito perché nello stare soli si compie una visione che libera la fantasia, che orna l’inornato della stessa essenza di cui sono fatti i sogni. La solitudine è la condizione necessaria perché quel “conosci te stesso” si realizzi, per testare la consistenza dei desideri, per meditare un viaggio le cui valigie si chiamano libertà e amore per se.
Dovremmo tornare a desiderare questa pace, dove possiamo godere di una nevicata di stelle, per stare con la nostra infanzia, con la poesia di quelle immagini che solo noi abbiamo, che solo noi hanno segnato, e per un momento ritrovarci come eravamo con il nostro segreto più bello, con le nostre verità, con la nostra vita vera che poi è lo stesso dire la nostra essenzialità.
