Scontri a Milano: il caso politico
Milano, via Padova: una strada che sta diventando la terra di nessuno e di tutti.Un autobus affollato, un piede pestato per sbaglio e subito scatta la rissa tra un gruppo di sudamericani e uno di egiziani. E la morte fa presto il suo ingresso portando immediatamente al panico generale. E’ successo a Milano il giorno che precede San Valentino.
Si fa presto a puntare il dito contro lo straniero. Si fa presto a correre ai ripari cercando di sopperire al caos sfociato in città dopo l’omicidio con una serrata caccia all’assassino e ancor più spaventosa caccia allo straniero.
Se da un lato la “Milano perbene” quella fatta dai “veri” milanesi indige manifestazioni e fiaccolate contro le barbarie di via Padova perché l’amministrazione comunale faccia qualcosa; a ridosso delle elezioni regionali non potevano mancare gli interventi politici dei rappresentati dei vari partiti che fomentano la popolazione ad assumere comportamenti deleteri per l’intera comunità.
Scoppia così il “Caso politico” e gli immigrati come nei film western di altri tempi sono dei “wanted”: ricercati!
“Controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano” grida Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale. Segno che lo straniero è già stato etichettato come “pericoloso” e una “minaccia” per il Bene comune. Segno che la memoria storica di alcuni lascia proprio a desiderare. E a seguire la scia di Salvini c’è anche Roberto Calderoli che ingegnosamente senza puntare direttamente il dito contro la linea politica seguita da Gianfranco Fini, dichiara: “Quello che è accaduto è una risposta a tutti coloro che ritengono che l’integrazione possa avvenire per legge o per decreto. Sono cose da matti, stiamo pagando un’ideologia sbagliata del passato e anche gli errori odierni di qualcuno che pensa che l’integrazione possa realizzarsi attraverso delle modifiche numeriche”.
E nessuno sembra ricordare dei milanesi che si scagliavano contro dei meridionali migrati al Nord in cerca di lavoro. Italiani contro italiani. E nell’Italia unita di oggi finalmente gli italiani hanno trovato il loro punto d’incontro, scatenando la loro “rabbia” contro lo “straniero”: sud americani, cinesi, nord africani. Tutta gente che dovrebbe lavorare in silenzio senza pretendere nulla in cambio comportandosi proprio come gli schiavi delle vecchie fazenda brasiliane dicendo sempre e solo “si badrone”.
Estranei in una terra multiculturale e multietnica sin dai suoi albori, dove un tempo a volte incontrandosi a volte scontrandosi hanno dominato per lunghi secoli fenici, egiziani, eritrei, arabi, …
Una seconda Rosarno, dunque! Anche se a molti non piace ammetterlo. Un’occasione troppo appetitosa perché i politici stessero solo a guardare o comunque indirizzassero il senso civico dei tanti ad una tolleranza e rispetto verso l’altro lasciando alla Giustizia il compito di arrestare il criminale, proprio come nei casi di Garlasco, Cogne e tanti altri dove gli assassini erano degli italiani e certamente non è stata messa in atto alcuna spedizione punitiva nei confronti del colpevole.
L’unico che forse ha preso atto della situazione critica in cui si è riversata Milano nel giro di poche ore è stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni: “In via Padova bisogna abbassare la febbre e non scatenare una guerra civile. Bisogna tenere insieme la città – ha continuato Maroni – Non serve incendiare le piazze”.
A bacchettare milanesi e politici ci pensa, però, anche la Diocesi che vede schierarsi in prima linea il cardinale Dionigi Tettamanzi: “La morte di un giovane, il conflitto etnico tra bande rivali, le reazioni violente che ne sono seguite richiedono lucidità di giudizio e si collocano in uno scenario di diffuso disagio sociale che, complice l’indifferenza di chi avrebbe potuto intervenire prima non lo ha fatto, perdura da tempo ed è destinato a rimanere tale finché non si deciderà di ristabilire le condizioni per una normale e costruttiva convivenza civile”.
La curia inoltre si rammarica per il “consueto e triste gioco politico di parte”. Ed è la stessa curia a citare il gioielliere e il tabaccaio uccisi in via Padova per mano di italiani. E continua affermando che ciò che è rimasto intatto è l’indifferenza per il vero problema. Un problema sociale. Ne propone la cura: incentivare i ricongiungimenti familiari degli stranieri, incentivare la scolarizzazione e il lavoro. Solo così la piaga sociale che attanaglia la nostra Bell’Italia potrà essere estirpata.
L’unico modo civile e degno di un essere umano di affrontare un’integrazione ormai in atto e che non potrà far altro che svilupparsi. Seguire la strada della repressione o quella della tolleranza sta solo agli italiani deciderlo!
