Russia: manifestazioni, punk e gas
Aumentano le proteste, anche pro Putin: per il Premier sarà un mese di passione
In Russia il gelo non è solo per le temperature (-22 gradi) dicesi “artiche” del Paese più grande del mondo per estensione. A Mosca (e a causa di Mosca) la situazione è molto tesa e le recenti manifestazioni contro e pro Putin sono solo parte del grande calderone che è la Federazione Russa.
A poche settimane dalle elezioni di domenica 4 marzo, che vedono Vladimir Putin il principale candidato per tornare alla guida della Russia, le contestazioni in tutto il Paese si moltiplicano, ma non solo contro l’attuale Premier.
Sabato 4 febbraio sono scese in piazza decine di migliaia di persone per urlare a Putin di andarsene, ma altrettante decine di migliaia di manifestanti hanno invece percorso le strade gelide della Russia per sostenere il suo Presidente del Consiglio.
La cronaca di questi giorni vede internet e i media in primo piano per la diffusione di ciò che succede a Mosca e nelle altre città russe. Soprattutto su Twitter, le proteste corrono grazie a reindirizzamenti come #russia, #putin, #4feb e altri.
Lo stesso non si può dire invece dei mezzi di informazione, che hanno letteralmente oscurato le immagini dei cortei di entrambe le fazioni. Diciamo che la fortuna è andata incontro a una scelta assolutamente non giornalistica, in quanto da ieri, 5 febbraio, è scattato il blackout elettorale che andrà avanti fino alle elezioni del prossimo mese.
Questo forte senso anti Putin è cresciuto – come scritto qualche settimana fa su Ghigliottina.it – all’indomani delle elezioni per il rinnovo del Parlamento, ma rispetto a quasi due mesi fa, è altrettanto cresciuto anche il “partito” di chi vuole ancora Putin come leader della Russia.
E mentre Dimitri Medvedev si gode gli ultimi giorni al Cremlino, le proteste nella Piazza Rossa di Mosca vedono anche un gruppo punk inneggiare alla cacciata di Putin. Stiamo parlando delle Pussy Riot, formato da 8 ragazze (età media 25 anni), che dopo esser state arrestate (e successivamente rilasciate) a dicembre in quanto attiviste alle manifestazioni, il 20 gennaio si sono ritrovate a suonare davanti alla cattedrale di San Basilio a Mosca dopo essersi lanciate su una delle piattaforme del Cremlino. Lo slogan delle “fighe ribelli” è un mix di provocazioni tra arte contemporanea e richiami sessuali
A dirla tutta però, Putin non sta facendo molto per farsi amare, anche all’estero. E’ di questi giorni la decisione di Mosca di ridurre del 29,58% il flusso del gas in arrivo in Italia. Secondo quanto rilevato da Snam Rete Gas, dalla Russia sono arrivati circa 73 milioni di metri cubi di gas a fronte di una richiesta di 103 milioni.
Gazprom, per voce del suo numero 2, Alexandre Medvedev, ha spiegato che la priorità è la Russia e che “non può soddisfare per il momento i volumi supplementari di gas che ci vengono richiesti dai nostri partner dell’Europa occidentale”.
E tra quelli che credono in Putin, c’è anche chi sostiene che senza l’attuale Premier la Russia diventerebbe un inferno.
Parola di documentario sovietico: http://www.youtube.com/v/OXEs3Y7IM9I?version=3&hl=it_IT.
