Rosarno: arresti per “caporalato”
Vengono colpiti da proiettili scagliati da una pistola giocattolo.Così i due immigrati, dopo aver subito l’ennesima umiliazione hanno iniziato ad urlare, marciare e sfasciare qualsiasi cosa trovassero lungo il loro cammino. Eravamo a Rosarno!
La popolazione protesta. Non li vuole più. Indige fiaccolate, manifestazioni e alla fine riesce a cacciarli via. Caricati su dei pullman come delle bestie gli immigrati che fino a quel momento avevano lavorato nei campi adesso vengono trasferiti altrove. Lontani da rabbia, rancore e … pregiudizi!
A quattro mesi da quei giorni bui si accendono ancora una volta i riflettori sulla città calabrese. Dalle testimonianze di 15 di quegli stessi stranieri caricati sui pullman è emerso che i braccianti stranieri impiegati nei campi percepivano un misero stipendio di circa 22 euro. Stipendio dal quale andavano sottratte 3 euro da devolvere ai caporali che li accompagnavano nei campi. Caporali che percepivano anche 10 euro per ogni lavoratore. Chi non accettava le condizioni era libero di non lavorare e morire di fame.
Ecco il perché della rivolta!
È proprio così che sono scattati 30 arresti: associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera clandestina stranier. Inoltre il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, ha scoperto anche una serie di truffe ai danni degli enti previdenziali. Proprio per questo motivo sono stati sequestrati circa 200 terreni per un valore pari a 10 milioni di euro (circa).
Agli immigrati che hanno collaborato alle indagini, gli investigatori hanno concesso un permesso di soggiorno che gli permetterà di restare nel territorio italiano.
“Il duro colpo inferto da polizia, carabinieri e guardia di finanza al lavoro nero ed agli effetti perversi che esso produce sulle persone, soprattutto sugli immigrati, – ha dichiarato il vicesindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa – conferma la volontà dello Stato di stroncare situazioni di sfruttamento e di illegalità che ancora oggi, purtroppo, si registrano nella nostra Regione”.
E proprio per dare un segnale chiaro e forte a tutte le associazioni a delinquere che fanno dello sfruttamento il proprio lavoro, Cgil, Cisl e Uil si sono riunite a Rosarno durante la festa dei lavoratori: il Primo Maggio. Un’occasione promossa dalle associazioni per non dimenticare.
«Lavoro, legalità e solidarietà» è stato lo slogan scelto dai sindacati per racchiudere i temi del corteo a cui hanno partecipeato Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti (leader dei tre sindacati).
“È un Primo Maggio con fondamenti giusti e coraggiosi – ha dichiarato Epifani – perché ripartiamo dagli ultimi, da quegli uomini di colore che lavorano in condizioni di semi-schiavitù, vivono in baracche, sono sfruttati da padroni senza scrupoli, mediati dalla malavita oraganizzata”.
E ancora:“Poi quando non servono più vengono cacciati coi bastoni. È quello che è avvenuto a Rosarno. Rosarno però è una metafora. Ci sono tante Rosarno in Sicilia, in Puglia, nel resto del Paese e non solo nell’agricoltura”.
E conclude dicendo: “Un volto della modernità che richiama condizioni dell’Ottocento e ci dice che i diritti non sono ancora acquisiti e per questo vanno conquistati e difesi. Questo è il Primo Maggio e ripartiamo dagli ultimi sapendo che con loro difendiamo il disoccupato o precario. Perché i diritti non sono divisibili”.
