Riforma sanitaria in America
Una vera e propria svolta per la sanità americana, Obama vince.
«Non mi fermerò fino a quando il sogno di una riforma del sistema sanitario negli Stati Uniti non sarà esaudito», aveva annunciato il presidente americano Barack Obama, e adesso questo sogno sembra aver preso finalmente corpo.
«Questa non è una riforma radicale, ma una grande riforma». Con queste parole il numero uno della Casa Bianca ha annunciato la sua vittoria alla Camera con 219 voti a favore e 212 contrari.
E’ una riforma dalla portata straordinaria, poiché estende ad oltre 32 milioni di americani l’assistenza sanitaria, che prima vedevano negata. Obama ce l’ha fatta su un terreno dove molti presidenti prima di lui avevano fallito. Ha affrontato una piaga sociale che vedeva gli Stati Uniti molto indietro rispetto agli altri paesi occidentali. Il vero colpo di Obama è stato quello di convincere della bontà della sua riforma i molti dissidenti presenti nel suo partito. I più numerosi erano gli “anti-abortisti” capeggiati dal deputato Bart Stupack, a cui ha offerto una garanzia speciale: proprio mentre la Camera era riunita per le votazioni, Obama ha firmato un “ordine esecutivo” che rafforza il divieto di usare i fondi federali per rimborsare le spese delle interruzioni di gravidanza. A quel punto Stupak e la pattuglia di antiabortisti sono passati a favore della riforma, garantendo la maggioranza per l’approvazione della legge.
Anche il Senato, qualche giorno dopo, ha dato il via libera alla riforma ( 60 a 39 i numeri del voto), confermando sul campo, la vittoria del presidente Usa su questo campo. Certo, non sono mancate le proteste. Il senatore John Kyl, dell’Arizona, ha lamentato delle troppe pressioni subite, il Wall Street Journal, avverso alla riforma, ha elencato tutti i trucchi usati dal partito democratico per ottenere il quorum al Senato, denunciando formalmente irregolarità nelle votazioni. Ma, nonostante tutto, la portata storica della riforma rimane.
I primi effetti della riforma colpiranno gli abusi delle assicurazioni. Sarà vietato alle compagnie rescindere le polizze quando il paziente si ammala gravamente. Sarà illegale rifiutarsi di curare un bambino, invocando malattie pre-esistenti. Saranno fuorilegge i tetti massimi di spesa, che le compagnie assicurative usavano per negare i rimborsi ai pazienti che si dovevano sottoporre a cure particolarmente costose. I genitori potranno mantenere la copertura assicurativa sui figli fino al compimento del 26esimo anno di età. Entro il 2014 scatterranno poi tutti gli altri aspetti che consentiranno di estendere la copertura assicurativa sanitaria ad oltre 32 milioni di persone.
Ma non è tutto oro quel che luccica. Anche in ambienti democratici, la riforma non è vista di buon occhio. Micheal Moore, il famoso regista che aveva denunciato in uno dei suoi film la tragedia della sanità in Usa, ha parlato di «due passi avanti e di uno gigantesco indietro». Nella riforma, infatti, manca quel passo ritenuto fondamentale dall’ala più progressista del partito democratico, e cioè l’opzione pubblica, che avrebbe tolto il monopolio assoluto alle compagnie assicurative. Di fronte alla accuse di voler instaurare un “socialismo medico di tipo cubano” (è lo slogan utilizzato dalla destra populista del Tea Party Movement), il presidente americano ha fatto un passo indietro. Ma soprattutto il problema più grave per Obama è quello di aver fallito dal punto di vista della riforma bipartisan. Il partito repubblicano ha infatti votato massicciamente contro la riforma, e, anche tra le file dei democratici, è stato arduo per Obama riuscire ad avere la maggioranza assoluta.
Il risultato però rimane. In America anche per i meno abbienti sarà possibile curarsi e avere una possibilità in più.
