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Ridiamo che ci passa

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Tra catastrofismi e ironie da osteria, un rapido ritratto del senso del ridicolo all’italiana

Una volta era tutto più semplice. Si apriva un giornale, si accendeva la tv, si sintonizzava la radio e giù a ridere a crepapelle. Si aspettava la nota politica di un qualsiasi canale informativo per avere materiale a sufficienza per ridere tutta la giornata. Sembrava la trama di un B-movie anni ‘80: prostitute, gestacci, battute a doppio senso, litigi da osteria, ripicche, furti. “Er Monnezza” era quasi un film educativo.

Wall Street Mario MontiMolte cose non sono cambiate, le bagarre alla quale ci hanno abituati persistono, di certo non poteva cambiare tutto in una notte. Eppure qualcosa è cambiato. A parte le lacrime sceniche sul quale milioni di persone hanno marciato, al governo, ora, ci sono persone dalla faccia pulita. Persone irreprensibili, con un comportamento equilibrato, di cui la cronaca rosa non si occupa mai, che lavorano e quindi non si fanno immortalare appisolati in Parlamento, oppure a giocare con il tablet.

E’ ovvio che i soliti ignoti continuino ad occupare i loro seggi, la legislatura non è di certo finita. Soprattutto lo si nota quando dal governo arriva qualche disegno di legge che appare scomodo per quella fetta di elettorato che conta, per quelli che votano e fanno votare. Anche se sembra un sistema da feudalesimo, la famosa “croce” molto spesso ancora viene messa per motivi clientelari o di interesse.

Ma questa volta non voglio occuparmi dei politici, no, questa volta voglio occuparmi degli italiani. E mica della solita casalinga di Voghera, questa volta voglio parlare del bacino più fecondo della nostra popolazione, di tutti coloro che assistono, che lo vogliano o meno, alla costruzione del loro domani. Parlo di tutti i ragazzi, i famosi “giovani”, questa astratta categoria di italiani troppo giovani per contare qualcosa in questo Paese, troppo vecchi per fare la parte dei disinteressati.

I social network sono qualcosa di meraviglioso. Una volta, per conoscere l’opinione di una persona su un dato argomento, dovevi fare la maieutica fatica di chiedere, convincere a parlare. Ora no, un’occhiatina sulle bacheche, ai tweet o a quant’altro e hai fatto. Senza dubbio un vantaggio fantastico per chi vuole conoscere l’umore della giornata.

Link, foto, immagini, vignette si susseguono di minuto in minuto, un flusso di informazioni continuo. Allora si osserva, si legge e si scoprono cose davvero interessanti. Si scopre, ad esempio, che la chiusura di Megavideo ha mietuto più vittime e creato più dissapori della recente crisi greca. Oppure che la morte di Whitney Houston ha sconvolto più dell’ultima manovra di Monti.

Ma questa non è la solita ramanzina, la colpa non è dei “giovani”. Il merito, perché di questo si tratta, è di un sistema politico che ha fatto di tutto per creare disinteresse e disaffezione verso la politica. Così, mentre diventava di uso comune ignorare le dinamiche di Palazzo, la classe dirigente ne ha approfittato per fare i propri comodi, con le conseguenze che conosciamo. Gli studiosi dicono che si è passati da una “partecipazione attiva” ad uno status di “cittadinanza vigile”, ovvero “tutto scorre liscio, finché qualcuno non esagera”. Vedi Tangentopoli, solo per citare un argomento che è tornato di moda negli ultimi tempi.

Questo status attuale, però, dobbiamo ammetterlo, ci è piaciuto molto. Finita la disastrosa epoca Berlusconi, non c’è stato il tanto atteso ritorno di interesse. Abbiamo perpetuato la bellissima abitudine di ridere sempre di quello che succede. Non c’è fatto che non deve essere convertito in battuta, in scherno, in arguto (ma anche non sempre) gioco retorico. C0sì le bacheche di Facebook si sono riempite di battute sul ministro Passera, di analogie tra Monti e Tremonti, sulle tre ministre con lo stesso nome (le tre Marie) o su quanto fossero o meno attraenti.

Tutto semplificato, tutto ridotto allo spazio di un post, di uno status. Così la manovra di Monti serve solo a spillare soldi, a pagare più tasse, a rendere scontenti tutti. Poi, miracolosamente, arriva un tuo amico che ti dice: “Oh, ma lo sai che ho fondato la mia società con un solo euro di capitale sociale e mi costa solo 16€ all’anno?”. Ma guarda, una cosa che era proprio passata in secondo piano. O ancora: “Ieri è venuto il padrone di casa col contratto in mano. Dice che ora gli conviene farlo. Finalmente posso prendere i soldi da fuori sede con la borsa di studio”. Solo per citare qualche esempio di vita quotidiana, di cose veramente accadute.

Pochi sanno che il viaggio di Monti negli Stati Uniti aveva due tappe e la più importante non era di certo l’incontro con Obama. Ovviamente il nome del Presidente USA ha oscurato il reale valore degli incontri. Il secondo giorno, il Professor Monti, si è recato al palazzo Bloomberg per incontrare i “veri banchieri”, come li definisce Federico Rampini sul suo blog. Tutte le più alte “teste” della finanza americana, quelli che i soldi li fanno scorrere a fiumi, li stessi che hanno tagliato i rifornimenti all’Europa.

Indovinate un po’ chi hanno scelto come interlocutore privilegiato per riaprire i collegamenti col Vecchio Continente? La persona che hanno ritenuto più competente in ambito economico e con la più alta capacità di mediazione fra il modus operandi statunitense e quello europeo: il tanto bistrattato Mario Monti. Sì, perché mentre noi in Italia ridiamo, nel resto del mondo guardano l’operato di Monti come esemplare, ridando credito internazionale ad un Paese, il nostro, rimasto ai margini della politica mondiale per troppo tempo.

Giusto per la cronaca, un certo Soros ha detto: “Io oggi terrei una quota molto più larga di bond italiani in portafoglio. Con rendimenti del 6 o 7% sono un investimento speculativo, con rendimenti del 5 o del 4% sono un buon investimento di lungo termine”. Sempre per la cronaca il sig. Soros è uno dei maggiori esperti di mercato, nonché colui che ci buttò fuori dal Sistema monetario europeo nel 1992. Lo stesso che sostiene lo sfaldamento dell’eurozona in caso di crisi della Grecia. Lo stesso che ha fiducia in Monti ma non nell’Italia.

Così, fuori dai confini nazionali, il nostro Paese recupera veramente credibilità, Monti è accolto come un vero e proprio leader e il tanto temuto spread si abbassa. Dentro i confini noi ridiamo, ridiamo fino allo svenimento, continuando con battute e lamentandoci di dover pagare le tasse, che non abbiamo più modo di fare abusi edilizi o fiscali, che ora ci sono i controlli e che non possiamo più fare come ci pare. In più ridiamo della discussione sull’articolo 18, perché così “ora ci licenzieranno senza più bisogno della ‘giusta causa’ “.

Certo, perché dopo che Monti ha definito “monotono” il posto fisso (con un’uscita infelice, per sua stessa ammissione), adesso siamo convinti che i diritti dei lavoratori verranno calpestati, distrutti e che le banche ci rovineranno la vita. Questa è la stessa opinione che diffondeva un giornale che, ironia della sorte, verrà chiuso. Colpo di potere, scandalo o censura? No, è il mercato, baby. Se vendi informazioni tendenziose, perché lo Stato deve finanziarti? Benvenuti nel libero mercato, anche delle idee.

(fonte immagine: http://www.ilsecoloxix.it)

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