Ricordando Ernesto Guevara
Chiunque ha sentito il suo nome almeno una volta. O la celebre frase da lui pronunciata: «Hasta la victoria siempre». Stiamo parlando di Ernesto Guevara de la Serra, detto il Che, morto il 9 ottobre del 1967 in Bolivia. Il suo nome echeggia spesso nei cori dei manifestanti di ogni parte del mondo.
Il suo volto, impresso come una macchia nera di china su un telo rosso sangue, si piega alla forza del vento innalzato dagli stendardi delle bandiere, è stampato sulle t-shirt dei ragazzi, è impresso sui muri dei centri sociali e delle scuole, oltre che sulle banconote cubane. A sessantadue anni dalla sua morte ci chiediamo cosa ci sia restato di vero e di autentico di Ernesto Guevara, dell’uomo più che del personaggio.
Facciamo un passo indietro. Nel 1951 , un giovane appassionato di rugby, medicina e sostenitore del marxismo, nonostante l’asma gli desse non pochi problemi, si avventurò con l’amico Alberto Granado in un viaggio in lungo e in largo attraverso l’America Latina. Era la prima volta che Ernesto, ventenne sognatore, abbandonava l’Argentina. Cinque anni dopo Ernesto Guevara era diventato amico di Fidel Castro e aveva aderito al “Movimento del 26 luglio”. Fidel stava organizzando dal Messico l’invasione di Cuba e il rovesciamento del regime dittatoriale del generale Fulgencio Batista. Che Guevara assunse la guida di uno dei reparti protagonisti delle missioni più rischiose e a rivoluzione terminata, diventato cittadino ufficiale di Cuba e braccio destro di Fidel, ricoprì molti incarichi politici importanti: si occupò di riforme agrarie, di alfabetizzazione, di industria. La sua gestione dell’economia dell’isola però, non raggiunse gli obiettivi sperati e fu criticata da più parti. Il progetto del Che, in realtà, era quello di liberare tutti quei paesi del Sudamerica piegati dall’imperialismo degli Stati Uniti. E fu proprio quel sogno che lo condusse alla morte in Bolivia. Si aspettava un esercito disarmato e inconsistente, ma purtroppo si sbagliava.
Il capitalismo nell’ottica di Guevara non rappresentava altro che una gabbia per l’individuo, illuso dai miti dell’autorealizzazione e del riconoscimento personale. Il Che sognava la nascita dell’“uomo nuovo” nel sistema socialista e voleva smascherare quei governi socialisti colpevoli, a suo parere, di appoggiare silenziosamente l’imperialismo. Si ritirò dalla scena pubblica nel ’65. Secondo le ricostruzioni di alcuni storici i rapporti con Fidel Castro si erano intesiti perché Guevara guardava con ammirazione e simpatia alla Cina di Mao, mettendo in difficoltà Castro che lavorava per una collaborazione economica e politica con l’Unione Sovietica, a sua volta in conflitto con Pechino.
Cos’è diventata Cuba e come è cambiato il mondo dai tempi della rivoluzione fino ad oggi Che Guevara non lo ha mai saputo. Tutte le sue aspettative e i suoi ideali sono state traditi. Di sicuro è meglio che non abbia visto cosa ha prodotto la rivoluzione che tanto aveva sognato e per cui tanto aveva combattuto. Ma non è il primo caso in cui un sistema costruito grazie a una rivoluzione si trasforma e diventa peggio del mostro contro il quale si era scatenata la rivoluzione stessa.
Guevara è divenuto un emblema per tante generazioni di ragazzi, alcuni dei quali – pochi per fortuna – hanno optato per la guerriglia in senso terroristico. E in Italia ne sappiamo qualcosa. Il ricordo di Ernesto Che Guevara è forte perché le giovani generazioni lo vedono come un uomo che ha combattuto per un ideale che riteneva giusto, e che per quell’ideale ha sacrificato la propria vita.
“I diari della motocicletta “( di Walter Salles , 2004) tratto dal diario che Guevara ha scritto durante il viaggio con l’amico attraverso il Sudamerica, è una pellicola molto interessante che fornisce agli spettatori una chiave di lettura nuova e convincente del personaggio, di cui sono descritti anche i difetti e le fragilità. Nel film di Steven Soderberg uscito l’anno scorso e diviso in due capitoli – Che “L’argentino” e “Guerriglia” – vediamo invece un Che combattente, tenace, convinto, rigoroso e altruista. Forse entrambe le storie sono un po’ troppo romanzate. Ma del resto sono soltanto dei film.
Per saperne di più:
Bibliografia consigliata:
Diario della rivoluzione Cubana. ( Ernesto Guevara)
Il socialismo e l’uomo a Cuba (El socialismo y el hombre en Cuba), Baldini&Castoldi
Filmografia consigliata:
- ”i diari della motocicletta” “( di Walter Salles , 2004)
- Le ultime ore del Che (Italia 2005) di Romano Scavolini
- Che “L’argentino” ”Guerriglia” (Steven Soderbergh 2008)
- El “Che” Guevara (1968) di Paolo Heush, con Francisco Rabal
Che! (1969) di Richard Fleischer,

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