Raccomandare è concussione?
Politico campano a processo per le “spintarelle”: “Ha sfruttato la sua posizione”.
Un quarto degli italiani ricorre alle raccomandazioni di politici, a vari livelli istituzionali, per risolvere problemi di svariato tipo: un’emergenza di salute, per evitare le liste di attesa, per trovare un posto di lavoro o per l’accelerazione delle pratiche pensionistiche.
Un’usanza, quella della spintarella, segnalazione o raccomandazione, a cui il nostro Paese è abituato e che è stata confermata da una ricerca del Censis, realizzata in collaborazione con Trentino School of Management, i cui risultati sono stati presentati lo scorso giugno al Festival dell’ Economia di Trento.
Ma una sentenza della Cassazione del 5 ottobre scorso potrebbe essere l’inizio di un’inversione di tendenza. I giudici di Roma dovevano stabilire se le pressioni esercitate da Vincenzo Nespoli, presidente del consiglio comunale di Afragola negli anni 1998/99, sui responsabili di un ipermercato che stava per aprire i battenti al fine di far assumere 250 persone da lui segnalate, fossero considerabili o meno come un reato di concussione. Il politico era stato denunciato perché aveva minacciato implicitamente i proprietari dell’ipermercato, in caso le sue richieste non fossero state soddisfatte, di “ostacolare” le procedure per l’apertura dell’esercizio commerciale.
Vincenzo Nespoli fu condannato in primo grado a due anni di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, mentre in appello fu assolto in quanto il giudice ritenne che Nespoli, nell’esercitare le pressioni di cui era accusato, aveva sfruttato solo “la propria autorevolezza politica”, senza far valere la carica pubblica da lui rivestita, con la quale non avrebbe potuto in alcun modo interferire con le procedure d’apertura di un esercizio commerciale
L’unico che poteva rilasciare le licenze e decidere del destino di un ipermercato, infatti, era il sindaco. Il primo cittadino di Afragola era stato pienamente assolto con sentenza passata in giudicato, e quindi il comportamento del Presidente del Consiglio comunale non era stato giudicato penalmente rilevante.
Pochi giorni fa la Suprema Corte ha rimesso tutto in discussione: “Per la configurabilità del reato di concussione – si legge nella sentenza - è necessario che il comportamento abusivo abbia idoneità intimidatoria tale da determinare nel soggetto passivo uno stato di soggezione (…) e l’essere un pubblico ufficiale (presidente del consiglio comunale) ha reso credibile il fatto che la minaccia di mancata apertura della struttura commerciale avrebbe potuto realizzarsi”.
Gli Ermellini, in parole povere, hanno annullato la sentenza d’appello in quanto Vincenzo Nespoli aveva esercitato pressioni millantando la possibilità di impedire l’apertura dell’ipermercato, e poteva essere credibile perché occupava un ruolo importante nel Comune di Afragola.
La Suprema Corte, le cui sentenze fanno giurisprudenza, ha determinato con questa decisione la possibilità da parte di altri giudici di punire in modo più severo la pratica delle segnalazioni o raccomandazioni da parte di politici. Che sia questo un primo passo per diminuire le spintarelle nella società e rafforzare quel valore della meritocrazia di cui tanto sui parla negli ultimi tempi?
