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Questioni di lingua

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L’Italia è agli ultimi posti…ma nella conoscenza e nell’utilizzo della propria lingua madre.Si tratta di un qualcosa del quale siamo oramai tutti consapevoli, e da diverso tempo, del quale tutti parlano, ma che acquista sfumature un po’ più inquietanti quando viene ufficializzato dalle ineluttabili statistiche (OCSE-PISA) e dai documenti redatti in merito dall’Accademia della Crusca e dai Lincei: i ragazzi italiani hanno scarsissima padronanza della lingua madre.

Attenzione, non stiamo dicendo di possedere un eloquio forbito ed anche un po’ desueto e non parliamo nemmeno di esprimersi come un’enciclopedia ogni volta che si apre bocca: semplicemente, la questione riguarda le basi, l’ABC, l’uso corretto dei verbi (ciao congiuntivo!), la capacità di comprendere, riassumere e comunicare quanto appreso e/o letto utilizzando il lessico in modo sintatticamente consapevole.

Insomma, non si chiede chissà quale sforzo titanico di conoscenza linguistica, eppure, queste basi sono pressoché sconosciute ai nostri ragazzi. E quel che allarma è che non si tratta solo dei liceali (belli, puliti, cattivi – almeno stando a quello che viene riportato nelle cronache;piccoli drughi crescono, in poche parole. Ed ignoranti), ma anche degli universitari, che hanno dimostrato di non avere un rapporto tanto idilliaco con grammatica, ortografia e sintassi.

I responsabili di questa situazione non vanno cercati solo nei modelli proposti in TV, dove personaggi-icona dei nostri tempi fanno sfoggio di una “deficienza linguistica” ragguardevole; a venire bacchettata, in questo caso, è anche quella “vecchia” concezione crociana secondo la quale, insegnando la letteratura, si apprenderebbero, così, anche le regole della lingua. Apparentemente sbagliato.

Sapere a memoria la Divina Commedia non equivale a conoscere sintassi, ortografia e quant’altro. In più non possedere gli strumenti della propria lingua madre ha, come conseguenza, la difficoltà ad apprendere una lingua straniera, e, in un’epoca come la nostra, si tratta di una pericolosa lacuna.

Ed è così che, all’interno del documento redatto dalla Crusca e dai Lincei, non solo si viene a delineare la situazione di povertà linguistica delle nuove generazioni (che forse, si staranno anche stancando di essere additate come tutti i mali fuoriusciti dal Vaso di Pandora), ma si evidenziano le responsabilità di Università (che dovrebbero occuparsi dell’adeguata preparazione di coloro i quali vorranno intraprendere la strada dell’insegnamento della lingua italiana nelle scuole) e  dei vari Governi che si sono succeduti (ai quali spettano, tra i tanti compiti, quelli di garantire strutture scolastiche adeguate e verificare lo stato di preparazione del corpo docente).

Il quadro che emerge, dunque, è quello di una situazione certamente difficile e tutta in salita (l’ennesima, per la cultura italiana), dove appare necessario partire da riforme concrete, che guardino alla qualità effettiva dell’insegnamento della lingua italiana, senza tralasciare, ovviamente, il ruolo cardine dell’insegnamento della letteratura, ma certamente ridimensionandone il valore  per quanto concerne la trasmissione della lingua e soprattutto creando una “istituzione scuola” in grado di formare in modo veramente efficace i nostri ‘uomini del futuro’.

Mission impossibile?

Per saperne di più: www.accademiadellacrusca.it

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