Pulp-Bankok: sangue democratico
Il 16 marzo sono stati gettati litri di sangue davanti al palazzo governativo di Bangkok. L’attuale premier Abhisit Vejjajiva, leader del Partito democratico, tutto si sarebbe aspettato tranne che vedere riversato del sangue davanti alla Government House di Bangkok. Ideatrici di questa originale iniziativa sono le “camicie rosse” thailandesi ( del Udd, fronte unito contro la dittatura), che dal 2006 protestano contro la deposizione e conseguente esilio dell’ex Primo Ministro Thaksin Shinawatra, che rivorrebbero alla guida del Paese.Secondo gli organizzatori sarebbero stati raccolti 300 litri di sangue da 10 mila volontari fedeli alla causa e pronti a “svenarsi” per la democrazia.
I manifestanti sostengono un insediamento illegittimo del premier mediante l’uso dell’esercito e l’appoggio della classe dirigente tradizionale, ai tempi preoccupata della popolarità di Shinawatra tra i ceti più poveri. Le richieste dei manifestanti sono lo scioglimento del parlamento e le dimissioni di Abhisit Vejjajiva, il quale ha rifiutato e rafforzato lo schieramento delle forze di sicurezza in città.
Ma chi è Thaksin Shinawatra? Definito il “Berlusconi dell’Asia” per il suo impero finanziario e mediatico, era l’uomo più facoltoso della Thailandia e godeva di una grande visibilità. Attraverso la sua candidatura alle elezioni politiche del febbraio 2005 con un nuovissimo partito “Tai Rak Tai” (”I Tailandesi amano i Tailandesi”) ottenne una schiacciante vittoria ed ulteriore popolarità.
Nel settembre 2006, quando ricopriva la carica di primo ministro della Thailandia, fu destituito con un golpe militare mentre si trovava a New York, per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo l’esilio, nel 2007 la società UK Sport Investments, controllata dall’ex premier thailandese, rilevò la società calcistica inglese del Manchester City F.C.
Nel 2008 la corte suprema thailandese emise un mandato d’arresto per Shinawatra e sua moglie per frode, evasione fiscale e violazione della legge nazionale sul conflitto d’interessi grazie a prestanomi ( questioni che riguardavano la vendita della società Sc Assets PLC, della holding di famiglia Shin Corporation, colosso delle telecomunicazioni, alla società Temasek di Singapore). Venne condannato a 2 anni di carcere per corruzione e abuso di potere. In ultimo, nel febbraio 2010, la Corte Suprema ha dato il via per il sequestro di oltre metà del suo patrimonio, circa 1,4 miliardi di dollari, appoggiando la tesi dell’accusa “Thaksin ha utilizzato il suo potere in favore di Shin. Corp”.
Mentre le camicie rosse intendono proseguire con le loro proteste, il premier in carica Abhisit Vejjajiva vorrebbe negoziare, ha dichiarato: “Se i negoziati restano nell’ambito della legge, il governo non ha obiezione a partecipare ai colloqui”. Bangkok sembra confusa tra sangue e democrazia: il primo sarebbe stato meglio donarlo a chi ne aveva bisogno e usare magari della vernice rossa, anche a rischio di avere minor risonanza ed eco sui mass media; la seconda è un concetto su cui lavorare ancora molto.
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