Proroga per lo scudo fiscale
Più tempo per i ritardatari e gli indecisi. La tassa dovrebbe salire al 7%.
Domani 15 dicembre scadono i termini ufficiali per chi voleva usufruire dello scudo fiscale. Da fonti parlamentari, nel fine settimana, sono stati diffusi dati che confermano il rientro di cento miliardi di euro. Confermate dunque le cifre stimate dagli istituti di credito qualche settimana fa, che avevano ridimensionato la cifra iniziale di circa trecento miliardi.
Nonostante le difficoltà e l’ostruzionismo delle banche estere, la manovra permetteva – e forse continuerà a farlo – a coloro che possedevano illecitamente capitali all’estero di riportarli in Italia (e alla luce) al prezzo del 5 per cento. Dunque nelle casse dello stato sono stati versati 5 miliardi di euro contanti, sufficienti a coprire parte della finanziaria light varata dal governo.
In discussione ora c’è una probabile proroga, già auspicata da settimane, per dare tempo ai ritardatari e agli indecisi, ma anche per portare a termine senza eccessivi ostacoli o rischi di perdite quelle posizioni non ancora del tutto disincagliate, oltre che per raccogliere ancora qualcosa in più. Quanto durerà la proroga potremmo scoprirlo nei prossimi giorni, in occasione del prossimo consiglio dei ministri. Si era parlato del 15 Aprile, ma potrebbe esserci una mini-proroga fino a fine febbraio. Ci sono vari punti da sciogliere. Per esempio potrebbe esserci un prezzo maggiore da pagare per i ritardatari, un 6-7 % sarebbe una richiesta ancora modesta per non dover più temere accertamenti o sanzioni e allo stesso tempo premiare chi ha rispettato i limiti di tempo iniziali.
Un risultato importante per le casse dello stato, visti i preoccupanti dati registrati nel 2009 sul minore gettito fiscale incassato. In Italia il calo delle entrate, comunicato venerdì dal Tesoro, è stato del 3,4 per cento, che significa un buco da 10,7 miliardi. La crisi si è fatta sentire ovunque e le minori entrate sono la logica conseguenza delle contrazioni dei fatturati delle aziende, dei minori investimenti avvenuti. Il problema principale è il debito accumulato negli anni, un fardello di interessi in continuo aumento che drena risorse e speranze alle giovani generazioni e alle future generazioni.
Di sicuro questi cento miliardi, con la speranza – per il Tesoro – di un aumento prossimo futuro, daranno respiro e fiducia agli istituti di credito. Resta da valutare se il respiro e la fiducia per osmosi si trasferirà anche alle aziende e di conseguenza alla popolazione tutta. Volendo essere ottimisti, possiamo considerare un micro tessuto imprenditoriale solido che sta tenendo bene alla crisi e che ora con le risorse a disposizione potrà puntare su innovazione, ricerca e italianità. Se fossimo pessimisti dovremmo considerare una condizione sociale e contabile disastrosa in cui l’inverno sarà sempre più incandescente, con le imprese che continueranno a chiudere a migliaia e il livello di disoccupazione in continuo aumento. Cercando di essere semplicemente realisti, non cambierà nulla: il paese è diviso in microaree controllate e comandate da politici e malaffare. Per il resto si salvi chi può.
