0

Pillola: ancora non va giù

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

Compie cinquant’anni la pillola anticoncezionale. Cos’è cambiato e cosa no nella vita e nella sessualità delle donne?

Il 9 maggio del 1960 Enovid, la prima pillola anticoncezionale, arrivò sul mercato americano e subito, il Time la definì “La pillola che libera il sesso”. In Germania arrivò l’anno successivo, 1961.

E da noi? In Italia, questa “pillola miracolosa” che avrebbe dovuto emancipare le donne, liberarle dalla schiavitù di maternità non desiderate ed imposte, arrivò ben dieci anni dopo e, con l’articolo 533 del codice penale non fu più reato contro la stirpe.

Pillola amata, contestata, rigettata, demonizzata.

‘Vittima’ di crociate piene di misconcezioni e convinzioni che non avevano alcun fondamento scientifico, portate avanti da coloro che vedevano nella possibilità della donna di controllare la riproduzione di decidere quando e con chi diventare madre, insomma, di effettuare una scelta che poteva avvicinarla un po’ di più alla liberta di cui ha sempre goduto l’uomo, il “maschio”, un pericolo sociale e morale da contrastare in tutti i modi.

In quei primi anni, si cercava di mettere l’accento su come la libertà sessuale non corrispondesse al concetto hippy di ‘amore libero’ (fallo con chi vuoi senza troppe remore), ma di scegliere consapevolmente la maternità attraverso la possibilità di dire ‘no’.  E questo, a molti, non andava giù; sicuramente, una donna che diceva ‘no, adesso non ho alcuna intenzione di riprodurmi’ era qualcosa di decisamente contronatura.

Sono passati cinquant’anni dalla sua nascita e quaranta dal suo arrivo in Italia (e fa un po’ rabbrividire l’ampiezza del gap temporale tra le prime confezioni distribuite negli Stati Uniti e quelle distribuite da noi), anni di lotte, anni di smentite su effetti collaterali più o meno disastrosi per la donna, la sua salute e la sua fertilità.

In Italia – forse per effetto dell’arrivo in ritardo e sicuramente per un problema culturale profondo e radicato – siamo ancora agli ultimi posti nell’utilizzo della pillola contraccettiva. Secondo le stime, solo il 16% delle donne italiane la utilizza (incredibilmente diffidenti nei confronti della contraccezione orale) contro il 50% delle olandesi ed il 40% delle francesi.

Non sembri strano, perché, a sentire soprattutto le giovanissime, siamo ancora infarciti di dicerie e credenze pseudo-alchemiche che hanno del ridicolo (come quella,famosissima, che se sei vergine non può rimanere incinta, o quella, altrettanto nota che se ti lavi le parti intime con la coca-cola sei schermata da qualsivoglia tentativo di inseminazione da parte di quegli spermatozoi così testardi).

La pillola avrebbe dovuto dare alle donne una coscienza di sé, della propria libertà e del proprio corpo diversa, approfondita, avrebbe dovuto fornire consapevolezza, responsabilzzare. Invece, da noi, tutto questo sembra essere accaduto in misura assai marginale.

La strada, in questa direzione, appare ancora lunga. Adolescenti che ne fanno uso ci sono, ma rimane sempre il problema dell’approccio alla sessualità che subisce tutt’oggi una dicotomia schizofrenica: da una parte negata e dall’altra comunque prospettata (se proprio devi, almeno comincia a prendere la pillola!), senza però fornire linee guida soprattutto per quanto riguarda il rispetto di sé ed il concetto di responsabilità.

Cinquant’anni di pillola contraccettiva femminile.

Viene da chiedersi, quando quella maschile?

Commenti

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

*