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Pertini, l’uomo dai grandi ideali

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“Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”. Queste le parole con cui il giornalista del Corriere della Sera, Indro Montanelli usò per omaggiare l’ex presidente della Repubblica nel 1963. Parole che ancora oggi, dopo vent’anni dalla sua morte, riecheggiando nell’aria.

Il Presidente più amato dagli italiani per la sua serietà e rigore morale. Uomo di grande indole che da sempre si è battuto per sradicare il fascismo dalla Bell’Italia e non solo. Un cavaliere che ha sempre cercato di trasformare la sua nazione in un paradiso terrestre fronteggiandone a spada tratta i mali che da sempre l’hanno afflitta.

Prima una lotta contro il fascismo, che lo ha esiliato in Francia, lo ha carcerato, lo ha costretto a rientrare nella sua amata terra sotto falso nome e nuovamente lo ha imprigionato nelle segrete di un potere che fortemente contrastava.

Poi la lotta alla mafia: “Vi sono altri mali che tormentano il popolo italiano: la camorra e la mafia. Quello che sta succedendo in Sicilia – dichiarò Pertini nel discorso di fine anno del 1982, ricordando la figura di Pio La Torre e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – veramente ci fa inno ridire. Bisogna fare attenzione a non confondere il popolo siciliano, il popolo calabrese e il popolo napoletano con la camorra o con la mafia. Sono una minoranza i mafiosi. E sono una minoranza anche i camorristi a Napoli. Prova ne sia questo: quando è stato assassinato Pio La Torre, vi era tutta Palermo intorno al suo feretro. Quando è stato assassinato Dalla Chiesa tutta Palermo si è stratta intorno ai due feretri (il suo e quello della compagna) per protestare”.

E ancora. C’era in Irpinia, dopo quel tremendo terremoto che la spazzò via lasciando dietro di sé morte e distruzione. E sempre lui, con la sua alta maestà puntò il dito contro la tardività del Governo ad intervenire per aiutare quella povera gente.

Un Presidente che ha rotto gli schemi. Un Presidente non più parte neutra di un sistema che vede primeggiare Parlamento e Governo. Un Presidente in prima linea pronto a dire la sua, ad attaccare “benevolmente” e a rimproverare le alte autorità del Paese quando se ne sentiva il bisogno.

E ad omaggiarlo a vent’anni dalla sua morte anche il Presidente Giorgio Napolitano che lo ha ricordato depositando una corona di fiori a Piazza di Trevi innanzi alla casa cui abitò “Il Presidente”, sottolineandone “l’integrità morale, dirittura e coerenza personale”, ma anche la forte affermazione “dei valori che sono alla base della nostra Costituzione, i valori fondanti della Repubblica, i valori dell’antifascismo, della libertà e della democrazia”.

Valori che lo stesso Pertini sottolinea e ribadisce durante un suo intervento in televisione: “Per me libertà e giustizia costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere giustizia sociale senza libertà. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero”.

Ed è proprio al Presidente dal cuore grande e dai grandi ideali che la Roma dei nostri tempi ha deciso di dedicare una via, sebbene a Pertini siano già stati dedicati un ospedale e un viadotto periferico. Nonostante ciò, “credo sia giunto il momento che la Capitale gli intitoli una via”, così si è espresso il presidente del Consiglio comunale, Pomarici.

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