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Pena di morte per Tarek Aziz

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Il mondo, Chiesa compresa, si oppone alla sentenza.

Il “volto umano” del sanguinario regime di Saddam Hussein – così lo chiamano -, Tarek Aziz, è stato condannato a morte. Con sette processi a suo carico, questa volta rischia la forca – insieme all’ex ministro degli Interni, Saadun Shaker e al segretario di Saddam, Abdel Hamid Hamud -, «per i crimini tesi ad eliminare i partiti religiosi in Iraq prima del 2003».

Ma ora proprio la Chiesa, che ha tanto cercato di allontanare e sradicare dalla terra del “terrore”, cerca di difenderlo strenuamente. E così il Vaticano ha lanciato un pubblico appello affinchè la pena di morte non sia eseguita e il boia venga fermato: «La posizione della Chiesa cattolica sulla pena di morte è nota. Ci si augura davvero che la sentenza contro Tarek Aziz non venga eseguita, proprio per favorire la riconciliazione e la ricostruzione della pace e della giustizia in Iraq dopo le grandi sofferenze attraversate», ha dichiarato Francesco Lombardi, portavoce della Santa Sede.

Pensiero condiviso da mezzo mondo che da giorni cerca di fermare l’esecuzione capitale del “braccio destro” di Saddam Hussein.

Anche l’Unione europea ha condannato la sentenza emanata dei confronti di Aziz come «inaccettabile».

E su Internet è in circolazione un appello alle autorità irachena affinchè sia evitato il ricorso alla pena di morte nei suoi confronti, puntando principalmente all’articolo 7 del Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici che condanna l’uso della tortura e di trattamenti crudeli, inumani e degradanti e la detenzione di Tarek Aziz in una cella di isolamento li rappresenta «pur essendo quest’ultimo imputato di crimini gravissimi».

L’avvocato di Tarek – Giovanni Di Stefano, titolare dello studio legale Internazionale con sede a Roma -, lo definisce «un combattente» che «non si perde d’animo, neppure con una condanna all’impiccagione».

Il legale definisce il processo a cui è stato sottoposto «un processo fasullo, con un giudice fasullo. Una totale farsa. Basta dire che quando mi sono presentato in aula, il giudice non mi ha permesso di fare neppure una domanda ai testimoni».

Pessimista anche il figlio del condannato a morte: «i giudici sono nemici di mio padre».

Intanto tutto il mondo – Italia compresa – urla a voce unanima per salvargli la vita, gli sciiti iracheni rispondono infastiditi: «Le numerose condanne espresse alla sentenza decisa nei confronti del signore Tarek Aziz non tengono conto dei crimini commessi da colui che ha condiviso con Saddam Hussein responsabilità e potere».

E continuano: «c’è da domandarsi perché tante critiche a questa condanna arrivano dall’’estero, quando per gli altri criminali del regime, tutti musulmani, si sono levate meno voci in loro difesa».

Ma anche le Nazioni Unite si oppongono alla pena di morte. E in una conferenza stampa, Martin Nesirky – portavoce del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon - ha detto che «la posizione del Palazzo di Vetro al riguardo è ampiamente nota: L’Onu si oppone alla pena di morte».

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