PDL,che ne sarà di noi?
C’eravamo tanto amati, il titolo ideale del capitolo Fini – Berlusconi.Quale futuro per il Pdl? Berlusconi, a capo di una Armata Brancaleone, tenta di contenere un fini-mondo che a momenti sembra avverarsi, a tratti “rientra”. Alle prese con il temutissimo effetto boomerang, che l’affaire Bocchino potrebbe scatenare, sembra irrimediabilmente giunto il momento di ridisegnare la politica del partito dell’amore.
Una frattura scomposta, nel senso letterale del termine. Gianfranco Fini che si alza e inveisce contro il Presidente del Consiglio; Silvio Berlusconi che, alla sua maniera, incita il popolo, il suo, a fischiare il presidente della Camera. The question is che fai mi cacci?
Fanno sul serio? E’ stata questa la domanda che ha attanagliato l’opinione pubblica nell’ultima settimana. C’est Finì? A giudicare dai titoli da scontro frontale totale, il clima politico della nostra Italia pareva irrimediabilmente compromesso. Di compromesso, ora, si continua a parlare ma in quell’altro senso. Il compromesso che ha il retrogusto della distruzione mutua assicurata, il sapore del deterrente, capace di tenere a bada eventuali mosse azzardate del popolo dell’amore.
La politica conosce perfettamente il rischio mortale insito in parole come rottura, strappo, scontro. Il fatidico passo indietro, diventa l’unica scelta possibile. Si tratta di ridefinire i pesi di una somma il cui risultato finale potrebbe però non essere poi tanto distante dall’ex ante. Riprende timidamente vita, la politica dell’ andiamoci cauti. Pare proprio che sul Pdl pesi ancora il trauma causato dal ribaltone del ’94, pare che il Popolo delle Libertà non farà due volte il bagno nello stesso fiume. Posto che il generale Inverno in questione non sono più l’Umberto Bossi di un tempo o la Padania che accusava il premier di collusioni con la mafia.
Il tallone d’achille della compagine di governo diventa, udite udite, l’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini (o quel che ne rimane dopo l’abiura di Ignazio La Russa, Gianni Alemanno, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri, giusto per citare alcuni dei cento esponenti di area ex An che hanno preso le distanze dalle posizioni del presidente della Camera). Il leader indiscusso del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi, lancia l’ultimatum: “se vuoi fare politica ti dimetti dalla Presidenza della Camera”. Gli fa immediatamente eco il Senatur: “Fini ha esagerato, ha detto bugie ed è un problema se resta, si dimetta”.
Alea iacta est? Assolutamente no. Gianfranco Fini non varcherà il Rubicone. Quel limite invisibile imposto dal buon senso politico non verrà oltrepassato. Chi parla di elezioni anticipate “è un irresponsabile”, andando al voto “si esporrebbe l’Italia a un rischio enorme“. Proprio come in War Games, “l’unica mossa vincente è non giocare”. Così, fondamentalmente, della Direzione di partito, rimane l’insegnamento che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, rimane la leatà nei confronti del Popolo della Libertà, anche se “non può essere acquiescienza”; si accendono due anime, ma il fronte rimane compatto: discutere non significa opporsi alle riforme.
L’emergenza Fini sembrava già rientrata. Come sempre, l’unica vera mina vagante si riconfermava essere la Lega Nord, forte di un consenso in ascesa inesorabile; camicie verdi che non temono le urne, mai.
In tempi di videocracy, è ancora una volta quella scatola magica chiamata televisione a ridefinire gli equilibri politici. Assistere in diretta allo scontro tra Fini e Berlusconi ha avuto un impatto mediatico di tutt’altro livello rispetto alla guerra di trincea alla quale avevamo assistito nei mesi passati. Capita inoltre che, nel giro di una manciata di giorni, le apparizioni televisive del Presidente della Camera si intensificano significativamente mentre il Presidente del Consiglio accusa la sindrome da Armata Brancaleone (sintomatica l’empasse sul ddl lavoro) e accende l’allarme sondaggi (gradimento scivolato di 3 punti percentuali).
E’ certo che quello che in queste ore vive il Pdl sia un equilibrio instabile. A metà strada tra lo scontro e il politically correct, sinceri ma non troppo, epurazioni quanto basta. L’ago della bilancia potrebbe tornare su valori ottimali, ora che il dissidente numero uno, un Italo Bocchino più finiano dello stesso Fini, ha rassegnato irrevocabilmente le sue dimissioni da vicecapogruppo alla Camera. L’altolà, a questo punto, appare una scelta obbligata. Perfino Umberto Bossi, che è tutto dire, si abbandona alla necessità di “una soluzione che sia indolore per tutti”.
Il clima politico nel belpaese scende sotto lo zero, nonostante la primavera che avanza. Freddo è il cognome metaforico più adatto a queste temperature. Nonostante sia indiscutibile il tentativo di ricucire lo strappo, Fini e Berlusconi continuano a parlarsi a distanza di sicurezza, Bossi continua a porre i suoi gelidi aut aut (federalismo subito oppure elezioni), l’opposizione continua a rimanere fondamentalmente imbalsamata, stecchita, rigida, come fosse morta di freddo.
Tre lunghi anni distanti dalle cabine elettorali. Gli italiani sono talmente abituati ad avere a che fare, ad ogni piè sospinto, con le matite copiative, che tre anni, in completa assenza di elezioni, sembrano una chimera. La politica viene giocata da talmente tanto tempo sul campo della propaganda che pensare di non dover stendere un programma (ma metterlo in pratica), pensare di non dover convincere gli elettori (hanno già scelto), deve risultare l’incubo peggiore per quanti, tanti, hanno fatto politica in questo paese più in televisione che in Parlamento.
Che fare, adesso? La nostra Italia è pronta ad occuparsi di politica? Gianfranco Fini tenta di riportare il paese su questo binario, morto. Che dire del senso di paura e della demagogia, degli italiani sugli italiani? Sicuramente sono la ricetta vincente per riuscire a vincere le elezioni, ma saranno sufficienti a governare il paese? Il governo gode di eccellenti doti comunicative, ma soffre di evidenti carenze da un punto di vista più propriamente politico (in termini strettamente politici, An e Lega Nord nascono da posizioni inconciliabili). Per quanto riguarda gli italiani, beh, Mario Monicelli dice che “gli italiani sono fatti così, vogliono che qualcuno pensi per loro, e poi, se va bene, va bene. Se va male, lo impiccano a testa sotto”.
E’ solo fantapolitica, ma il rischio di elezioni anticipate rimane una costante, una spada di damocle che perennemente continua ad abbattersi sulla politica italiana. Umberto Bossi, costretto alla difesa da Fini, insaccherà, ancora una volta, la porta sbagliata?
Work in progress.
PER SAPERNE DI PIU’:
VIDEO. SCONTRO BERLUSCONI – FINI, TG3
http://www.youtube.com/watch?v=tgCoOugLwdI
VIDEO. SCONTRO BERLUSCONI – FINI: I GIORNALI LO RACCONTANO COSI’, SkyTg24
http://tg24.sky.it/tg24/politica/2010/04/23/fini_berlusconi_scontro_giornali.html
