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Omofobia: non passa la legge

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No di centrodestra e Udc. Si divide il Pdl. Nel Pd il caso Binetti.

Napoli, stazione Quattro Fontane, ore 18 del 14 ottobre: un giovane professore omosessuale attende la metro seduto su una panchina. La stazione è deserta. Tre uomini con la testa rasata si avvicinano, costringono il docente ad alzarsi prendendolo per la gola, lo trascinano e lo sbattono al muro. Puntano un coltello sui suoi genitali e gli ordinano di non urlare minacciandolo di morte. Poi  lo insultano per qualche minuto e se ne vanno.

Stesso giorno, quartiere Eur di Roma: due uomini a bordo di un auto osservano un trans sul ciglio della strada. Aspettano che si volti dal lato opposto e poi cercano d’investirlo. Il ragazzo cade a terra  sbattendo la testa e finisce in ospedale, dove è ricoverato d’urgenza. Una testimone straniera assiste alla scena e racconta tutto alla polizia.

Stesso giorno, stessa tipologia di bersaglio e sempre di sera. Solo il luogo è diverso.

Le aggressioni avvenute pochi giorni fa a Roma e Napoli sono solo gli ultimi di una serie di episodi d’intolleranza nei confronti di persone omosessuali e transgender che da qualche mese riempiono le pagine delle cronache cittadine. Un’escalation preoccupante:  petardi e molotov contro i locali omosex e la Gay Street di Roma, scritte omofobe sui muri per le strade, due conviventi presi a calci dal vicino di casa a Rimini, un giovane pestato a sangue all’uscita di un bar a Firenze, un giovane sardo spogliato e picchiato.

Mentre cresce il clima d’intolleranza e violenza nei confronti dei gay il Parlamento ha affossato, almeno per il momento, il ddl sull’omofobia, oggetto da tempo di accese discussioni e polemiche. Il disegno di legge è stato bocciato per una questione di pregiudizialità che prevedeva l’introduzione tra le circostanze aggravanti citate nell’articolo 61 del Codice Penale (etnia, razza, religione ecc.) anche quella sull’orientamento sessuale.

Il testo poteva essere restituito alla commissione Affari Costituzionali per alcuni “aggiustamenti” (il termine “orientamento sessuale” sarebbe troppo vago secondo il Pdl, ma in realtà molti esponenti del Centrodestra non sono a favore della legge) per poi tornare in aula per il voto d’approvazione entro trenta giorni. Ma il Pd ha deciso di votare subito, “sapendo che sarebbe stato un disastro”, accusa Paola Concia. E così il pasticcio è stato completato.

Tra i voti che hanno affossato la legge c’è stato anche quello di Paola Binetti, al giorno d’oggi divenuta un caso sui generis all’interno dei Partito Democratico, che le chiacchere nei corridoi di Montecitorio vedrebbero pronta a entrare tra le file dell’Udc. Ma la Binetti ha smentito subito: “Certamente non voterò Franceschini che propone la mia espulsione – ha affermato – né voterò scheda bianca”. Un modo neanche troppo nascosto di dichiarare il suo voto a  favore di Bersani nelle primarie del Partito Democratico. “Il disegno di legge sull’omofobia aveva punti nebulosi – ha aggiunto la Binetti – e ora mi sento anche io una minoranza e voglio essere tutelata”.

Paola Concia, invece, proprio non ci sta a sopportare la convivenza nello stesso partito con la “traditrice” Binetti e impone un out out: “O la mia posizione o quella di Paola Binetti: che il Pd decida” ha tuonato pochi minuti dopo l’affossamento della legge. A suo favore si è schierato il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro: «La Binetti dovrebbe andarsene immediatamente via e trovo intollerante il suo comportamento – ha dichiarato – e penso che al di là degli aspetti formali ci sia il dato politico che Paola Binetti, in realtà,  abbia poco a che fare con il nostro partito».

Intanto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, ha bacchettato il Parlamento italiano per la bocciatura del testo unico: «Non c’è dubbio che l’omosessualità e gli omosessuali in alcuni paesi vengano criminalizzati – ha affermato in un comunicato – e non possiamo ignorare che spesso sono soggetti a violenza e discriminazioni per il loro “diverso” orientamento sessuale”.

Il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, ha esortato il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna a preparare un decreto legislativo urgente anziché proporre il disegno di legge già preannunciato. Gli fanno coro le richieste di Amnesty International: «tutti i crimini determinati da motivi etnici, razziali, religiosi, d’identità di genere o di orientamento sessuale devono essere investigati e perseguiti secondo leggi che prevedono sanzioni tali da riflettere la gravità della violazione dei diritti umani».

Il ministro Mara Carfagna, viste le pressioni congiunte provenienti da svariati luoghi del mondo e anche per il desiderio personale di veder realizzato un progetto di legge su cui ha lavorato un anno con passione e sudore, si è presa l’impegno di rimediare all’errore commesso dal Partito Democratico proponendo al Consiglio dei ministri un disegno di legge che prevede aggravanti per tutti i fattori discriminanti previsti dal Trattato di Lisbona, compresi quelli dell’età, della disabilità, dell’omosessualità e della transessualità. “Il Pd – ha dichiarato la Carfagna – ha sbagliato a non sostenere il rinvio della legge in Commissione impedendoci di risolvere alcuni piccoli problemi di costituzionalità emersi in Commissione e quindi di far tornare il testo in aula entro novembre per la sua definitiva approvazione. Con questo comportamento ha finito per affossare una legge di civiltà alla quale abbiamo lavorato insieme per oltre un anno – ha concluso il ministro – deludendo non solo me ma anche tutti quegli italiani che l’aspettavano da tempo”.

(ha collaborato Patrizia Carlomusto)

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