Nuovi media, scuola antica
L’utilizzo delle nuove tecnologie nell’Istruzione scolastica: troppo difficile!Scuola e ‘nuove tecnologie’, un’accoppiata che, sulla carta e a livello idealistico, appare senza dubbio vincente, affascinante, che potrebbe aprire orizzonti prima impensabili, che porterebbe ad una fruizione scolastica più articolata, più avvincente e ad una ridefinizione del concetto stesso di cultura e trasmissione del sapere.
Ma, a quanto pare, in Italia, tutto questo, rimane ancora un progetto, un abbozzo di idea, e, nel migliore dei casi, un timido tentativo di portare quelle ‘nuove’ (che, tanto nuove, oramai, non sono più) tecnologie all’interno delle aule e che spesso, purtroppo, si risolve in un piazzare gli alunni davanti allo schermo di un PC, convinti che questo corrisponda ad un uso didattico dei nuovi media.
Il rapporto con la scuola dell’obbligo, è un rapporto piuttosto difficile. Al di là dei (rari) casi illuminati, la situazione è ancora stagnante.
Da una parte, la scuola è affascinata dall’utilizzo di Internet, degli iper-media e di quanto altro fa contorno all’evoluzione tecnologica applicata al contesto cognitivo; dall’altro ne è terribilmente spaventata, conscia dell’inadeguatezza e della scarsezza di personale qualificato e mezzi idonei in cui ancora si trova malgrado il 2010 sia bello che arrivato.
Certo, il mondo dell’e-learning non è approcciabile a cuor leggero; c’è bisogno di una conoscenza teorica ben precisa oltre che di una grande confidenza con mezzi e tecnologie a disposizione.
Il problema risiede anche nell’idea stessa che gran parte del personale docente ha riguardo alla possibilità di una didattica efficace attraverso due media quali possono essere il computer (con tutti i suoi softwares) e Internet; c’è ancora un pesante alone di ’sospetto’ nei confronti di questi mezzi, la cui credibilità nel campo dell’insegnamento è ancora tutta da guadagnare, malgrado, negli ultimi anni si sia assistito ad un incremento nella creazione di programmi e softwares specificatamente pensati per l’insegnamento nelle scuole.
Tuttavia, a tratti, si respira una certa volontà di cambiare lo stato delle cose, si cerca di invogliare più i docenti che i ragazzi (ricordiamoci che, tutti quelli nati nell’era di espansione delle rete, sono stati definiti ‘bambini digitali’, proprio a voler sottolineare la loro appartenenza ad una società improntata alla cultura tecnologica) tramite decreti, tramite l’incremento di ore dedicate all’informatica, con convegni e corsi di aggiornamento.
Si sta cercando di rendere più accessibile l’idea di tecnologia e didattica, consapevoli del fatto che, ancora una volta, l’Italia, tra i paesi europei, non brilla certo per la sua expertise informatica e consapevoli anche del fatto che, oramai, la nostra società, che è una società di conoscenza, si poggia sempre più, per la diffusione del sapere, su mezzi quali la Rete, le email, gli e-book.
Questo non significa che si debbano gettare gessetti e lavagna, e nemmeno che si voglia fingere che non esistano problemi relativi alla scuola ben più gravi e pressanti, rispetto all’utilizzo dei nuovi media, ma è pur vero che, in un futuro sempre più competitivo, è necessario fornire le giovani generazioni di mezzi cognitivi tali che li pongano sullo stesso livello degli altri ragazzi europei.
Il compito non appare uno dei più semplici; il modo di intendere la didattica va ripensato, e lo stesso utilizzo di media e tecnologie deve essere presentato in maniera obiettiva e consapevole, cercando di trovare un equilibrio tra quella che è la tradizione scolastica ed il ‘nuovo’, portato da una tecnologia che continua la sua corsa in avanti, mentre la scuola rischia, per l’ennesima volta, di non arrivare nemmeno a tagliare il traguardo.

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