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Nuove indagini sulla morte di Pasolini

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«La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. »Alberto Moravia ricordava così lo scrittore poeta e regista Pierpaolo Pasolini che lasciava questo mondo il 2 novembre del ‘75. La sua morte è ancora avvolta da un alone di mistero , è il groviglio di una matassa di cui ancora non si riesce a venirne a capo dopo quasi trentacinque anni.

Pasolini fu assassinato in maniera feroce e brutale: dapprima fu preso a bastonate e poi fu travolto dalla sua stessa auto. Il corpo esanime fu rinvenuto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Ma ciò che egli fu in vita non finiremo mai di scoprirlo. Nel mese di marzo scorso, Marcello Dell’Utri ha dichiarato di essere in possesso di un manoscritto dell’autore romano riguardante l’Eni e nel quale sono contenute delle dichiarazioni scottanti per l’azienda petrolifera. Il documento doveva far parte dello scritto mai terminato intitolato “Petrolio”.

Il 26 marzo scorso, il ministro della Giustizia Angelino Alfano invia una lettera al Corriere nella quale dichiara la sua volontà a riaprire le indagini sulla morte dello scrittore e poeta: ‘Accertare la verita‘ – aggiunge Alfano – e’ utile ancor di piu’ quando la verita’ vale non soltanto ad accertare le responsabilita’ penali ma a far chiarezza sul piano storico-politico‘.

Così il senatore Dell’Utri sarà presto ascoltato come testimone in seguito all’istanza presentata dall’avvocato Giulio Calvi legale della famiglia Pasolini e che ha tra i suoi clienti anche Walter Veltroni. Sarà una testimonianza importante poichè lo stesso senatore ha rivelato che in quelle righe sono contenute importanti informazioni riguardo un’altra morte sospetta, quella di Mattei, ma anche diversi chiarimenti circa alcuni enigmi del nostro Paese.

Le indagini, riaperte quasi un anno fa, in seguito ai dubbi sorti all’ avvocato penalista Stefano Maccioni, dopo le contraddittorie dichiarazioni fatte da Pino Pelosi, detto Pino la rana, riconosciuto colpevole dell’assassinio di Pasolini e rimesso in libertà lo scorso settembre 2009. Il Pelosi fu da subito reo confesso ora ritratta e sostiene di essere stato partecipe dell’omicidio solo in via indiretta, poichè a massacrare il regista furono tre uomini di sua conoscenza. Inoltre parla di un certo suggeritore che gli consigliò vivamente di essere assistito dall’avvocato Rocco Mangia, già difensore nei processi sul massacro del Circeo.

Rimane il fatto però che come sempre chi pensa troppo e sa troppo, chi nasce con un genio inimitabile , anticonformista, libero, come quello di Pasolini prima o poi deve pagare il caro prezzo della sua unicità, scomoda a troppi. Il vuoto lasciato dal poliedrico artista è ancora oggi incolmabile e il nostro sistema giudiziario troppe volte si accontenta di un capro espiatorio pur di mettere fine ad un ‘indagine, che prima o poi verrà inevitabilmente riaperta. Le bugie si sa, hanno le gambe corte e per quanto possano tentare di scappare con il tempo vengono smascherate.

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