Non si vive dietro le sbarre
Dall’inizio dell’anno sono 20 i detenuti suicidi. E’ allarme.L’ultimo dei suicidi in è avvenuto il 13 aprile: Daniele Bellanti, nel carcere di Rebibbia; ‘dentro’ per reati connessi alla droga, una moglie, 31 anni. Ha deciso di farla finita legandosi una corda al collo. Lui è il triste ‘numero venti’, a volerla mettere cinicamente e statisticamente.
Ci sarebbe poi il macabro elenco dei diciannove prima di lui (il diciannovesimo si era tolto la vita proprio ventiquattr’ore prima: un quarantenne sieropositivo che ha scelto il gas come mezzo per farla finita), che nelle carceri di mezza Italia hanno deciso di porre fine alla propria esistenza .
C’è sovraffollamento, nelle carceri italiane, ci sono detenuti in attesa di giudizio da anni,stipati tutti insieme, in 3 o 4 in celle fatiscenti da quattro metri quadrati; e le condizioni di ‘convivenza’ diventano
E non si contano i tentativi di suicidio, quelli che non vanno come “dovrebbero”, non si contano quelli che vengono salvati. Sono numeri impressionanti e,se l’anno scorso i suicidi sono stati 52, quest’anno il numero potrebbe essere tristemente superato, visto che fin’ora si procede allo sconvolgente ritmo di tre al giorno. Chi è dentro, sempre più spesso sceglie di dire basta nel modo più brutale. E,alcuni, riescono ad arrivare fino in fondo.
Nelle carceri italiane manca tutto: non solo agenti di polizia, ma anche educatori, psicologi, insomma quel ‘personale di supporto’ per i detenuti che forse, forse, riuscirebbe in un qualche modo ad arginare quest’ondata di morte; e mancano le strutture o, se ci sono, sono inutilizzate e lasciate ad un lento e quantomai sconfortante declino.
Per arginare questa situazione, che rischia di sfuggire di mano e diventare pandemica, il Centro Prevenzione Suicidio dell’Ospedale Sant’Andrea (II Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza di Roma) in collaborazione con il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziario) ha deciso di varare un progetto di prevenione ad hoc che prevede seminari specifici rivolti sia ai detenuti che al personale penitenziario, dove si cercherà di fare il punto della situazione e di individuare i soggetti più a rischio e molti segnali spesso sottovalutati.
Anche il Governo, per migliorare le condizioni di vita in detenzione, nella figura del Ministro Alfano, ha presentato un progetto di rinnovamento, già approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede l’investimento di 700 milioni di euro per la costruzioni di 47 nuovi padiglioni detentivi e 17 carceri leggere, più l’impiego di ulteriore personale di polizia penitenziaria ed il potenziamento di misure alternative come (ma non solo) gli arresti domiciliari.
Ma intanto, mentre questi progetti prendono il via, la situazione resta esplosiva nelle carceri di tutta Italia.
Ed ogni giorno, aprendo i quotidiani o ascoltando i tele e radiogiornali ci si chiede se questo sarà il giorno che da venti, si passerà a ventuno.
