Non si butta via niente
Non è sempre vero che la moda crea e fa tendenza. La moda a volte le segue, o meglio le insegue, le tendenze. E’ il caso della moda eco-sostenibile che sulla scia della “green economy” e del rispetto per l’ambiente ha dichiarato guerra agli sprechi e si è schierata a favore del riciclo e dell’ecologia.
Guardando le vetrine dei negozi ci imbattiamo spesso in borse realizzate con dischi in vinile, con i codici a barre o con i metri usati dalle sarte, o addirittura realizzate con le linguette in alluminio delle lattine. Sono solo alcuni esempi di come materiali di scarto o oggetti destinati a tutt’altro uso vengano riutilizzati e riciclati per creare abiti e accessori originali e realizzati nel massimo rispetto dell’ambiente. In Italia infatti sono ormai tante le manifestazioni e le occasioni in cui vengono esposti abiti e accessori “green” come delle vere e proprie opere d’arte: magliette ideate con calze riciclate o t-shirt fatte con l’imbottitura del reggiseno. Una delle ultime esposizioni ad esempio è stata organizzata nel mese di ottobre a Biella durante l’evento “Cittadellarte fashion – Bio Ethical Sustainable Trend” dove si potevano ammirare le creazioni di una delle stiliste “green” del momento, Pietra Pistoletto. A Milano, invece, l’Istituto europeo di design è alla continua ricerca di soluzioni innovative: magliette con fogli di alluminio, abiti con filo elettrico o carta da imballaggio, o anche pantaloni con il metallo delle biciclette. Più che stilisti, sembrano insomma una riedizione dell’abile Mac Gyver, protagonista dell’omonimo telefilm, che da un filo, un elastico e un po’ d’acqua riusciva a creare una bomba.
Ma se la moda è “green”, la coscienza forse lo è un po’ meno. Salvaguardare l’ambiente riciclando oggetti e materiali va bene, ma a quale prezzi? I costi di questi prodotti infatti sono veramente alti: va bene la manodopera e l’artigianalità del prodotto, va bene l’unicità e l’originalità della creazione, ma in fondo non dimentichiamoci che i materiali che vengono usati sono pur sempre scarti che altrimenti sarebbero destinati alla spazzatura. Ma in fondo si sa, ecologia e sviluppo sostenibile sono spesso, e purtroppo, parole utilizzate soprattutto per scopi commerciali e strategie di marketing. Quindi lode ai buoni propositi e all’impegno per uno sviluppo sostenibile, ma forse prezzi più economici permetterebbero a molte più persone di godere di cotanta originalità messa a servizio dell’ambiente.
Se poi non si è così abili e creative da trasformare un calzino in una t-shirt, o non si è abbastanza facoltosi da permettersi un abito o un accessorio “green”, allora l’arte del riciclo può essere praticata in altri modi. In fondo il riciclo, banalmente parlando, è il riutilizzo di materie prime, quindi può essere praticato quotidianamente attraverso il riutilizzo di vestiti, borse e quant’altro, e non solo di nostra proprietà, ma anche di proprietà altrui. Una pratica molto comune tra noi ragazze che chiediamo in prestito una borsa ad un’amica per un’occasione importante o un vestito che lei non usa più. Ebbene, ora anche questa pratica è stata “ufficializzata” con la creazione delle “Swap – boutique”, dei veri e propri negozi in cui si scambiamo abiti e oggetti alla moda usati. La regola che regna sovrana in questi negozi è quella del “do ut des”, non si può acquistare nulla, vale solo l’antica tecnica del baratto. Oltre ai negozi, si può anche approfittare degli “Swap party” che regolarmente si tengono nelle grandi città, ma le regole non cambiano e il motto è sempre “swap, swap, swap” , ossia “scambio, scambio, scambio”. Secondo alcune stime, barattare 20 kg di vestiti equivale a risparmiare l’energia necessaria per azionare una TV per un anno e sette mesi non stop.
Se riusciamo a superare quell’attaccamento affettivo e a volte maniacale che ci lega ai nostri vestiti, le swap boutique e gli swap party rappresentano buone occasioni per svuotare i nostri armadi colmi di abiti e accessori che ormai non utilizziamo più. Ovviamente tra i motivi per cui non utilizziamo più gli abiti e gli accessori in questione non vale quello dell’usura, perché nelle swap boutique possono essere consegnati solo abiti in buone condizioni. Quando consegniamo la nostra “merce” il personale del negozio effettua infatti una valutazione e le attribuisce un punteggio e una categoria. Dopo aver pagato una quota (i costi del servizio, tra cui anche la sterilizzazione degli abiti, devono pur essere coperti), siamo pronte per iniziare lo shopping e scegliere un abito o altro della stessa categoria attribuita alla merce da noi consegnata. E così, in pochissimo tempo, ecco riempito quel poco spazio vuoto che eravamo riuscite a creare nell’armadio, nel rispetto dell’ambiente e delle nostre tasche.
Per ulteriori informazioni visita i siti:
http://atelierdelriciclo.jimdo.com/
http://www.swapclub.it/wordpress/
