Nobel: è Chiesa contro scienza
Polemiche accese per il premio all’embiologo Roberts
È nata il 25 luglio 1978. Si chiama Louise Joy Brown ed è la prima “figlia” di Robert Geoffrey Edwards, fisiologo e embiologo britannico e neo premio Nobel 2010 per la Medicina.
Come lei anche anche Alessandra – la prima bambina italiana (terza al mondo) nata l’11 gennaio 1983 nalla clinica Villa Alba ad Agnano.
E proprio come Louise ed Alessandra, figlie di un padre che le ha volute e fatte nascere grazie ai rapidi successi avuti in campo scientifico, oggi sono circa 4 milioni i bambini venuti alla luce grazie al Professor Edwards e alla sua fecondazione in vitro.
Ma alla scelta del mondo di premiare il professore inglese con un tale riconoscimento ha suscitato molte perplessità dentro la sfera cattolica del Paese: «Edwards inaugurò una casa ma aprì la porta sbagliata dal momento che puntò tutto sulla fecondazione in vitro e consentì implicitamente il ricorso a donazioni e a compra-vendite che coinvolgono esseri umani”.
È così che Monsignor Ignazio Carrasco de Paula – presidente della Pontificia Accademia per la Vita – è intervenuto con una “dichiarazione a titolo personale” sulla scelta di concedere a Edwards un’onorificenza così grande come può essere un premio Nobel.
«Personalmente avrei votato altri candidati – continua Monsignor Carrasco – come McCullock e Till, scopritori delle cellule staminali o Yamanaka, il primo a creare una cellula pluripotente indotta (iPS)». Ma perché questa riluttanza nei confronti di un grande medico e scienziato?
«Senza Edwards non ci sarebbero in tutto il mondo un gran numero di congelatori pieni di embrioni che nel migliore dei casi sono in attesa di essere trasferiti negli uteri ma che più probabilmente finiranno per essere abbandonati o per morire – dice Monsignor Carrasco – e questo è un problema la cui responsabilità è del neo premio Nobel».
Ma a “sconvolgere” gli animi e le menti della sfera cristiano-cattolica del Paese non è solo questo: a Monsignor Carrasco sono anche altri i motivi che spingono a criticare la scelta di Edward al Nobel, come ad esempio «l’attuale stato confusionale della procreazione assistita con situazioni incomprensibili come figli nati da nonne o mamme in affitto».
Più che concentrarsi sulla procreazione in vitro, Edwards, sempre a detta del Monsignore, si sarebbe dovuto occupare del problema dell’infertilità: «Non è entrato nel problema, ha trovato una soluzione scavalcando il problema dell’infertilità».
A pensarla così certamente non sono i 4 milioni di bambini nati durante questi 30 anni né tantomeno le coppie di genitori, impossibilitati ad avere “naturalmente” un figlio e così coronare il proprio sogno d’amore.
Ad esempio, proprio per Alessandra la laurea in Biologia è stata «come un cerchio che si chiude». E tra i suoi sogni il primo fra tutti è proprio quello di seguire le orme del “padre” – lavorare nel settore della fecondazione assistita, «anche se l’inserimento nel mondo del lavoro è molto difficile per i giovani laureati».
E a prendere le difese del professore inglese c’è anche Vincenzo Abate, il ginecologo napoletano che ha fatto venire al mondo Alessandra e soprattutto amico fedelissimo di Edwards: «Nessuno più di me può condividere con Robert questa gioia. Il Nobel è il giusto riconoscimento per una vita dedicata alla ricerca. Grazie a lui sono nati in tutto il mondo milioni di persone».
