New York sotto tiro
Torna la paura attentati a New York. Arrestato il colpevole.
Per diverse ore, New York e l’America hanno tremato ancora, e, per l’ennesima volta, si sono nuovamente fatti sentire i morsi della vulnerabilità e dell’insicurezza. L’America si è sentita di nuovo fragile, di nuovo un bersaglio.
E’ successo a Times Square evacuata alle 0,30 di domenica notte ora italiana( le 18 e 30 di sabato a New York), a causa della presenza di un veicolo sospetto con dentro un ordigno esplosivo, certamente rudimentale, ma che avrebbe causato senza ombra di dubbio delle vittime.
Era tornata l’ansia e la paura nella metropoli americana, quella sensazione di non essere poi così protetti.
Nelle ore immediatamente successive al fatto, si era parlato anche di un altro ordigno, rinvenuto a Pittsbourgh (un microonde con dentro del sospetto materiale esplovio); in merito, invece, a quanto accaduto a New York si era prima parlato di un fatto isolato, poi di un atto di terrorismo, anche se non c’erano ancora state rivendicazioni. Chiusa Broadway, teatri evacuati, tensione e paura. La polizia che setaccia la zona, in cerca di altri possibili ordigni.
Poi, lunedì, la svolta. Viene arrestato un trentenne, Faisal Shahzad. Diretto in Dubai, con un biglietto di sola andata. E’ lui, l’attentatore. Scattano immediatamente le polemiche, ci si chiede com’è possibile che gli agenti di polizia e i federali se lo siano fatto scappare da sotto il naso. Polemiche che hanno portato alla decisione di revisionare la sicurezza aerea in America e renderla più effettiva, con controlli dei nomi dei passeggeri sulle liste di volo fino a due ore prima della partenza e non più fino a 24.
Intanto, si comincia ad indagare ed interrogare l’arrestato.
Si scopre così che Shahzad, di origini pachistane ma naturalizzato americano circa un anno fa, ha agito da solo, che l’auto utilizzata per il fallito attentato l’aveva comprata da una ragazza in Connecticut (la ragazza certo non sapeva l’utilizzo che Shahzad voleva fare della sua vettura, era solamente felice di averla venduta) e, sempre in Connecticut, l’attentore aveva potuto acquistare una pistola calibro 9.
Inoltre, aveva soggiornato per un lungo periodo in Pakistan (dove sono stati poi arrestati il suocero ed un amico) prima di far rientro negli USA e mettere insieme i pezzi per preparare quello che avrebbe dovuto essere l’attentato che avrebbe fatto ripiombare l’America nel buio.
Appare tuttavia chiaro, e (diciamolo) sconcertante, che il sistema di sicurezza americano, se, da una parte ha funzionato alla perfezione in piccolo (con il tempestivo intervento delle forze dell’ordine a Times Square), dall’altra dimostra ancora delle lacune assai pericolose in ‘grande’. Non è certo la prima volta che accade, negli ultimi tempi (basti pensare ai due falliti attentati in aereo lo scorso dicembre).
Tuttavia, è proprio il caso di dirlo, abbassare la guardia o anche solo ‘distrarsi’, in un periodo di recrudescenza terroristica come questo, potrebbe rivelarsi fatale.
Intanto, le indagini per far maggiore luce su questo fallito attentato e sui possibili legami dell’attentatore con cellule terroristiche in Pakistan, continuano.
