0

Nervi tesi e gioco scarso, Mourinho non convince in Europa

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

Il comunicatore, l’uomo dall’ultima battuta, l’allenatore che ha incredibilmente cambiato i rapporti con la stampa. In Europa ancora non va a gonfie vele. È ormai passato più di un anno da quando Josè Mourinho è approdato al campionato di calcio italiano. Non arriva il cambio di passo da parte dello “Special One”.

La prima stagione alla guida dell’Inter è stata scoppiettante: uno scudetto vinto con due giornate di anticipo, ma solo per l’assenza di squadre realmente competitive, è una Champions League finita agli ottavi di finale contro il Manchester United, dopo un girone di qualificazione superato fatica. Ma impresse nella mente dei tifosi e degli amanti del calcio sono soprattutto le sue conferenze stampa: esordì di fronte ai giornalisti italiani dicendo di non essere un pirla, poi dichiarò di non essere oggetto di prostituzione intellettuale e sul finale della stagione passata si lanciò in pronostici (poi azzeccati) sul numero di “tituli” che avrebbero vinto le dirette concorrenti: “zeru”.

Questo era Mourinho della scorsa stagione, l’anchorman della seria A, il personaggio che con ogni sua dichiarazione catalizzava l’opinione degli addetti ai lavori e non. Quest’anno, invece, alcune concorrenti si sono rinforzate – Juventus in primis -  e il campionato sembra molto più equilibrato. Forse per questo l’allenatore portoghese appare in evidente difficoltà, non solo dal punto di vista del gioco che esprime l’Inter – che a onor di cronaca anche l’anno scorso non era esaltante- ma anche riguardo il suo modo di esprimersi, di rispondere alle domande più o meno maliziose che i giornalisti gli pongono: anche la sua capacità dialettica, il suo pezzo forte, sembra ora offuscata.

Ultima in ordine temporale la polemica con Zednek Zeman. Il tecnico Boemo, che anche in passato ha sempre lasciato il segno con le sue forti dichiarazioni, non si è fatto sfuggire l’occasione per dare una stoccata offensiva al tecnico portoghese. L’ex allenatore di Roma e Lazio l’ha definito “un grandissimo comunicatore che nasconde bene la propria mediocrità come allenatore”. Pochi minuti ed è arrivata la replica di Mou che dall’altro della sua pomposa arroganza l’ha liquidato con un lapidario: “Zeman? Non lo conosco.”

Si vede quindi come i ruoli si stiano modificando: Josè Mourinho, fuoriclasse dell’accusa facile, della polemica costante e della lingua provocatrice, inizia a non essere più il solo attaccante in questo gioco fatto di frasi e parole. Anche illustri personaggi del calcio come Zeman, fuori da parecchi anni dal palcoscenico del calcio che conta, si permettono di metterlo sul banco degli imputati. Il tecnico dell’Inter non è sembra più quel leader comunicativo che tanto aveva sorpreso nel suo primo anno in Italia. Se a ciò aggiungiamo i carenti risultati ottenuti in questo inizio di stagione, forse è proprio il caso di rivalutare quel sinonimo di vincente per antonomasia che la sua carriera fin qui gli aveva donato.

In campionato la squadra ancora cerca un’identità gioco e i risultati ottenuti sono arrivati grazie soprattutto a una rosa farcita di fenomeni capaci di cambiare il corso di un incontro con una giocata e non certo per il tatticismo ormai inconcludente di Mourinho.

Sul fronte europeo, dove le concorrenti son ben più agguerrite, la sua squadra ha a dir poco stentato: uno zero a zero casalingo con il Barcellona, che è risultato paradossalmente un successo, vista la superiorità della squadra catalana sui nerazzurri, sia sul piano del possesso palla che del gioco. Alla seconda giornata di Champions League altro pareggio con una modestissima e semisconosciuta squadra russa, il Rubin Kazan.

Milito, Eto’o, Sneijder, solo per citare tre dei più blasonati giocatori della rosa, non potranno sempre risolvere da soli i problemi dell’Inter. D’ora in avanti Mourinho dovrà iniziare a “pensare all’arrosto” e accantonare tutto quel fumo con il quale distoglie l’opinione pubblica dagli evidenti problemi di una formazione che fino ad ora ci ha fatto ricordare ben poche volte quello che, fino a prova contraria, si chiama il meraviglioso gioco del calcio.

Foto: http://www.bnotizie.com

Commenti

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

*