Nel Lazio il primato delle donne imprenditrici
“Portavo mia figlia piccola in una ludoteca per bambini e notavo la professionalità e la cura delle donne che la gestivano. Così ho iniziato a far loro da ufficio stampa, poi abbiamo colto l’occasione di un concorso comunale per dare in affidamento una struttura al quartiere Tiburtino, ed eccomi qua”. Giovanna Prisco nel febbraio del 2008 ha aperto a Roma l’asilo nido “il gabbiano”. Il suo è solo un caso esemplare di un fenomeno che nel Lazio si è manifestato soprattutto negli ultimi due anni: le donne imprenditrici che non si scoraggiano di fronte alla crisi, donne creative e dall’inventività vincente.
A testimoniare questa tendenza c’è un dato molto significativo: il 46 per cento delle “neonate” imprenditrici d’Italia sono concentrate nel Lazio, poi in questa speciale classifica rosa seguono la Lombardia e la Campania.
“Una bella sfida per una mamma di tre figli e separata – continua Giovanna Prisco – mi sono rimboccata le maniche e conduco l’azienda nel miglior modo possibile, accettando le sfide della vita. Sono partita da tre piccoli utenti, che oggi sono diventati sedici; quando arriveranno a 37 mi fermerò e cercherò di prendermi due giorni di vacanza. La cosa più complicata è l’organizzazione familiare. Hai sempre l’impressione di togliere qualcosa ai tuoi figli, però essendo imprenditrice ho una maggiore flessibilità e libertà rispetto a quando lavoravo da dipendente. Non lavoro certo di meno ma cerco di gestire al meglio il tempo con i miei figli” .
Di fatto, le donne che si lanciano nel mondo imprenditoriale come Giovanna sono sempre più numerose, nonostante la carenza di leggi, reti di sostegno inadeguate, banche poco disponibili per finanziamenti e mutui senza agevolazioni. A dispetto delle difficoltà del sistema produttivo italiano, tra giugno 2008 e giugno 2009 la galassia delle aziende “in rosa” ha continuato a crescere di 21.000 unità. Per un totale complessivo di 1.443.000 aziende attive. Un altro dato eclatante nella mappa delle neo imprenditrici è la fortissima vitalità delle immigrate con il 71 per cento delle nuove ditte (ben 3.900) guidate da una donna extracomunitaria, cinesi al primo posto, seguite dalle marocchine e nigeriane, con ucraine ed albanesi fra le più dinamiche.
Tutti questi dati li fornisce una foto scattata dall’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile, un’indagine semestrale di Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. “In un’Italia dove il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi in Europa e in cui, alla limitata partecipazione delle donne al mercato del lavoro, si associa una scarsa presenza ai posti di comando – ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – la componente dell’imprenditoria in rosa si dimostra una preziosa risorsa per la vita economica del Paese”.
Tra le aziende più gettonate troviamo: quelle di capitale, di persone, cooperative e consorzi; si riduce il numero delle aziende agricole e commerciali, ma sempre più in voga troviamo il settore delle imprese immobiliari, noleggio, ricerca e informatica. Aumenta, poi, il numero delle donne impegnate nelle tradizionali attività della ristorazione e dei servizi della persona (benessere e cura della persona, sport e spettacoli).
