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Mourinho vs Ancelotti: primo round per Mou

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Come due rette parallele. Non s’incontrano mai, e se s’incontrano non si salutano. Mourinho-Ancelotti è Inter-Chelsea. Il passato e il presente è l’eterno ritorno dell’uguale. La sintesi degli opposti. Quattro anni tra i blues, il portoghese incontra la sua ex squadra guidata da Carletto, otto anni al Milan. Un incontro-scontro con l’Inter morattiana due volte scacciata da quella Champions altrettante volte conquistata con i rossoneri e che da quest’anno vale l’impresa dove anche Mou fallì: vincerla col Chelsea, proprio contro Mou. L’emiliano di Reggiolo contadino figlio di contadini, contro l’arroganza estrema e polemica del Mourinho di Setubal, “Nato con il culo al sole, gli altri ce l’avevano all’ombra”, la definizione dei suoi concittadini. Figlio di papà e con le spalle coperte: il padre ex-portiere ed allenatore del Vitoria Setubal, lo zio amico fidato del regime di Antonio de Oliveira Salazar. Incapace a giocare, la vana speranza della madre di vederlo professore, e lui invece da sempre adatto a comandare, mai obbedire, all’opposto d’un Carletto sempre bonario, mai una parola sopra le righe, subito definito dai media inglesi un “Signore”, classe e stile in un mondo di pescecani che non gli appartiene e dove invece Mou sguazza alla meraviglia.

Accomunati solo dal ritorno a casa. Home sweet home, staccata la spina si rifugiano entrambi dove sono nati. Da sempre. Nella sua tenuta di Reggiolo Ancelotti, pane, salame e vino rosso, unico vizio le Multifilter. Sempre nella stessa villa di Beco de Arco Cruzeiro, Mou da Setúbal: da lì parte la sua avventura per Barcellona finchè non si stufa di fare il secondo di Van Gaal e Robson, sale sulla sua Volvo nera cabriolet e da disoccupato compie il viaggio al contrario. Comincia a scrivere la sua Bibbia, un infinito bloc-notes, “L’evoluzione dei miei metod i di allenamento“, come ama definirla. Da anni fà impazzire i giornali, l’ex professore di educazione fisica.

Motivazione+ambizione+spirito+squadra=successo“. Che inizia con una chiamata da Lisbona, il Benfica, poi la consacrazione col  Porto: campionato, Coppa Uefa e Champions League senza sorridere mai. Minacciato di morte dopo aver firmato col Chelsea, subito protagonista nella conferenza stampa di presentazione. Lo “Special one” nasce senza traduttore: “Scusate se sono arrogante, ma se avessi voluto una vita semplice sarei rimasto in Portogallo, su una poltrona blù con la Coppa dei Campioni sotto i piedi. Dio e dopo Dio, io. Invece sono qui, in una squadra con grandi giocatori e anche un allenatore speciale“. Special one contro normal one, la carriera in panchina di Ancelotti parte dove inizia la sua storia col calcio: una promozione a Reggio Emilia, il ritorno a Parma, secondo in campionato e in Champions come mai nella storia del club, i secondi posti con la Juventus, ed un amore mai nato che resterà sempre ricordo amaro per Carletto: “Un maiale non può allenare“, non dimenticherà mai lo striscione di benvenuto dei tifosi bianconeri.

Da sempre romano e romanista d’adozione, chiude il cerchio berlusconiano che inizia con Liedholm in panchina, il suo maestro, e si chiude con lui. Da Sacchi prende invece la convinzione d’essere allenatore. E come lui raggiunge l’apice in panchina in rossonero: due champions, un’Intercontinentale e un campionato. Senza mai una parola di troppo l’uno, sempre border line l’altro: i media inglesi rimpiangono ancora adesso il Mou-style: “Lo stile è importante, ma è come le omelette e le uova. Avete presente un’omelette? Senza uova non c’è omelette e se ci sono le uova poi c’è omelette e omelette. Dipende dalle uova. Se vai in un supermercato e trovi uova di pr ima, seconda e terza scelta, alcune saranno più costose di altre, ma daranno un’omelette migliore di altre. Ecco, se non puoi comprare le uova migliori, allora hai un problema“.

Osannato e criticato, le vittorie in campionato (subito due premier), e le polemiche sconfitte in Champions (contro Barcellona e Liverpool). Persino una notte in carcere per la famosa storia del suo Yorkshire non messo in quarantena, come prescrive la legge per gli animale che arrivano da un paese straniero: “Mia moglie è in Portogallo, il mio cane è in Portogallo, così Londra ora è una città sicura. Il grande terrore non c’è più“. Da applausi. Paparazzati fino all’ossessione, hanno entrambi alle spalle brutte esperienze coi media in delicati momenti di crisi coniugali. Tranquillo e sereno l’uno, provocatorio fino all’eccesso l’altro. Mourinho lasciò il segno subito anche all’Inter, scudetto al primo colpo: “Non sono un pirla” sceglie una casa vista lago tra Como e Cernobbio.

Il regno della misteriosa, indecifrabile, impenetrabile moglie Matilde. “Tami” passò sopra pure alla storiaccia della donna segreta di Mou, l’amante dei tempi di Leiria. Luisa Ancelotti no. Carletto mandò giù la separazione e tirò dritto. Dicono abbia aggrottato il sopracciglio pure mercoledì scorso, quando sull’1-1 proprio contro l’Inter di Mourinho l’arbitro non ha concesso un rigore netto su Kalou, 2-1 per i nerazzurri e primo round a Mou:  “Guardate il mio taglio di capelli, sono pronto per la guerra”. Come Carlo d’Inghilterra. Il 16 marzo a Stamford Bridge.

Dell’Europa dei poveri (ex Coppa Uefa) non fà invece più parte la Roma, sconfitta in casa giovedì sera con lo stesso speculare punteggio d’andata dai greci del Panathinaikos. Un calo di tensione di pochi minuti costa caro all’undici di Ranieri anche nella partita di ritorno.

A nulla serve la rete iniziale di Riise, propiziata da una deviazione. Sei minuti di follia alla fine del primo tempo, e i greci ribaltano la situazione con una doppietta di Cissè e Ninis. Buono solo per gli almanacchi il 2-3 di De Rossi. La dura legge dei doppi impegni in campionato e coppa pesano sui giallorossi, e Ranieri dovrà aspettare 51 anni se vorrà riportare un trofeo europeo nella capitale. Campionato e Tim Cup restano invece ancora obiettivi alla portata, se i suoi sapranno riprendersi dal contraccolpo psicologico del sorpasso in campionato del Milan e dalla mesta uscita dall’Europa League.

Europa League della quale fà ancora parte la Juventus, che regge l’urto (peraltro sterile) dell’Ajax, e forte del 2-1 dell’Amsterdam Arena, passa il turno e dovrà vedersela col Fulham dell’ex allenatore nerazzurro Roy Hodgson. Tra le note positive, il non aver subito gol, non succedeva praticamente dall’anno scorso, unica nota stonata l’ennesimo infortunio, questa volta ad Amauri, non ci voleva, proprio adesso che il brasiliano aveva ritrovato la via del gol.

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