A Roma la mostra “Addio Burma”
Fino al 26 Giugno il Chiostro del Bramante ospita i “volti” della Birmania.
La Birmania, oggi ufficialmente denominata “Repubblica dell’Unione di Myanmar”, uno degli stati più importanti del Sud-Est asiatico, è tristemente nota alle cronache internazionali per la durezza del suo regime militare, per le estreme condizioni di povertà della popolazione e soprattutto per la violenta repressione del 2007 dei monaci buddisti che erano scesi in piazza con la popolazione per chiedere la fine della “dittatura” e migliori condizioni di vita.
Oltre questi tristi fatti, noti a tutti, la Birmania è anche una terra di forti contraddizioni interne, dove si scontrano, come in tutti i paesi in via di sviluppo, forti tradizioni locali e progresso, mestieri tradizionali artigianali e nascente sviluppo industriale. Proprio i mille volti di questa martoriata terra hanno ispirato la famosa fotografa Maria Luisa Gaetani d’Aragona, che, con il suo obiettivo, ha “immortalato” la natura umana e artistica del paese.
Le sue opere, in mostra al Chiostro del Bramante di Roma fino al 26 giugno 2011, oltre alla bellezza del prodotto fotografico, inducono una riflessione sulle condizioni di vita della popolazione birmana,soprattutto sui volti sereni e sorridenti dei bambini nonostante le difficili condizioni di vita.
Le cento opere divise per tematiche generali come templi, acqua,scultura, religione, feste, donne, lavoro anziani, fumo, bambini e oggetti, vogliono prima di tutto coinvolgere “empaticamente” il visitatore. Le immagini nascono innanzitutto come impeto di ribellione e di disgusto, il loro obiettivo è la denuncia sociale e riunite e mostrate in serie senza didascalie hanno come obiettivo di scuotere le coscienze.
Nell’istante in cui si contempla un paesaggio o un volto di una donna o di un bambino si trasmette al visitatore un grande dato di umanità e di verità su elementi troppe volte non pubblicizzati e lontani dalle grandi cronache mediatiche. Cosi la bellezza delle pagode coniche con le grandi e venerate statue di Buddha nei suoi interni, i pescatori del fiume Ayeyarwady con i volti segnati dalla fatica del loro lavoro, le figure dei monaci buddisti bambini, i volti sorridenti delle donne e gli oggetti tradizionali vogliono appunto spingere a riflettere sull’umanità di quella gente e anche a fare un debole paragone con le nostre condizioni di vita.
E’ più volte messa in evidenza la grande religiosità del popolo birmano. Una religiosità fatta di miti e misteri che inevitabilmente si incrocia con la vita quotidiana. Le figure più forti sono i monaci che vivono in mezzo alla popolazione o nei monasteri, che si sono anche esposti in prima persona, pagando con la vita, durante la ribellione al regime del paese. Credenze e miti si ritrovano anche nelle feste tradizionali e anche nella vita di ogni persona sotto forma del “karma”, antica credenza degli anziani, che lega indissolubilmente le condizioni di vita del presente ad un buon passato, ma il futuro potrà essere diverso solo compiendo determinate azioni.
Abbiamo detto un paese in piena crisi economica e sociale, nonostante ciò, i volti delle donne, dei bambini e degli anziani sono quasi sempre sorridenti e pieni di vita. Un modo importante di riflettere sui malcontenti della nostra esistenza, a volte così stressante. Così come confrontarsi con gli oggetti della vita quotidiana, che a noi possono sembrare così primitivi rispetto ai nostri, ma che a volte risultano assolutamente efficaci nel loro uso.
Insomma tanti buoni spunti per visitare questa rassegna fotografica ospitata tra l’altro in uno dei luoghi più belli e carichi di storia di Roma: il Chiostro del Bramante, da sempre uno dei punti più prestigiosi della vita culturale capitolina.
