Miriam Mafai: le donne e il ‘68
“Ricordo bene il Sessantotto: le manifestazioni, le contestazioni, le battaglie del movimento femminista. Noi donne pensavamo di aver conquistato una coscienza, di aver ottenuto nuovi e irrinunciabili diritti. In realtà quello era solo un primo e piccolo passo e oggi, a più di quarant’anni di distanza, ci stiamo rendendo conto che per raggiungere pari dignità all’uomo in ambito professionale, culturale e politico dobbiamo percorrere ancora molta strada”.
Giornalista dell’Unità, cofondatrice ed editorialista di Repubblica, scrittrice, personaggio di spicco del panorama culturale e politico italiano: Miriam Mafai non ha bisogno di molte presentazioni. E’ stata sempre sensibile al tema delle donne nella società e ha accettato di parlare con Ghigliottina proprio di questo argomento.
Fatima Mernissi, nel suo libro “L’Harem e l’Occidente”, titola provocatoriamente l’ultimo capitolo “L’Harem delle donne occidentali: la taglia 42”. Siamo davvero arrivati a questo punto?
“Non ho letto il libro a cui ti riferisci, ma intuisco dal titolo che si parla del corpo delle donne, di come questo è considerato nel mondo occidentale e in quello musulmano. Bisogna sottolineare che entrambe le culture tendono ad umiliare il corpo delle donne, ma in modo opposto. Il mondo musulmano lo nasconde mentre quello occidentale lo spoglia. Non dobbiamo dimenticare, però, che in entrambi i casi le donne non sempre sono costrette a spogliarsi o a coprirsi. A volte lo fanno per scelta personale”.
Spesso, però, la donna agisce in un certo modo per ottenere consenso, per essere accettata dalla società, e lo fa in modo inconsapevole, seguendo i valori di cui l’ambiente culturale in cui è nata e cresciuta è permeato. Che ne pensa?
“Sono d’accordo, ma a volte più che di consenso è meglio parlare di convenienza: la donna cerca un modo per rendersi la vita più facile. Alcune donne hanno capito che per raggiungere alcuni risultati basta offrire una determinata immagine di se, che non devono “vendersi” per ciò che sono come persone, ma per quello che appaiono”.
Non dobbiamo dimenticarci però, che sono le donne, ancora oggi, che si fanno carico dell’educazione e della formazione dei bambini.
“Infatti, se le madri educano le figlie trasmettendo loro l’idea che la valorizzazione di se avviene solamente attraverso la vanità e l’esibizione del proprio corpo, le bambine cresceranno con la convinzione che quello è la loro unica risorsa, arrivando a chiedere come regalo di maturità un intervento chirurgico per renderlo più attraente. Questa mentalità è figlia di una cultura che nasce già negli anni Ottanta con la “Milano da bere” e gli “yuppies”: è l’epoca dell’edonismo reganiano, il cui credo era ottenere il successo a tutti i costi.”
Lorella Zanardo ha da poco presentato il documentario “Il corpo delle donne” e ciò che stupisce guardando il suo lavoro non è tanto l’impiego spregiudicato che alcune ragazze fanno del proprio corpo per ottenere il successo, ma la loro assoluta mancanza di consapevolezza. Pur decidendo di puntare sull’ avvenenza, infatti, queste donne sembrano incapaci di gestire l’impiego che TV e media in genere fanno dei loro corpi. Le umiliazioni e l’impossibilità di esprimersi vengono accettate passivamente, come fossero“naturali”.
“E’ vero, e questo problema delle donne in televisione che sembrano assuefatte all’idea di non potersi esprimere, se non spogliandosi e mostrando le proprie “curve”, si sta manifestando ancora di più negli ultimi anni. Come sottolineavo prima, i diritti che le donne erano riuscite a conquistare negli anni ’60 e ’70 – la coscienza delle donne, il loro ruolo attivo nella società – sembrano oggi persi, soprattutto nello schermo televisivo”.
