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Minzolini indagato a Trani

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Violazione dell’art. 15 della Costituzione, quello sulla libertà della persona, per alcuni. Violazione di alcuni articoli del codice penale e di procedura penale per altri.

Tutto parte da Trani. Il direttore del Tg1, Minzolini, è stato interrogato sulle presente pressioni ricevute per non dare enfasi alle notizie sui sequestri delle carte di credito dell’American Express. Poi l’interrogatorio sposta la sua attenzione ai rapporti che ci potrebbero essere tra il suo telegiornale, l’Agcom, i vertici della Rai e la Presidenza del Consiglio.

Minzolini risponde alle domande. Dice di sapere perfettamente che gli argomenti trattati a Trani devono restare segreti, ma alcune intercettazione dimostrerebbero una violazione del segreto. A prima vista sembra che il direttore del Tg1 appena uscito dalla procura di Trani abbia chiamato uno stretto collaboratore del Presidente del Consiglio per informarlo sulle indagini che la procura sta svolgendo anche a suo carico.

È proprio questa ipotesi che spinge il sostituto procuratore Michele Ruggiero ad indagarlo per “rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale”.

Stessa cosa accade per Giancarlo Innocenzi, commissario di Agcom. Sembra che ai finanzieri abbia dichiarato il falso:“Mai ricevute pressioni” da alcuno, tantomeno dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Ma sempre le intercettazioni sembrano dimostrare il contrario, con la registrazione di alcune dichiarazioni del Presidente allo stesso Innocenzi in cui afferma che questi dovrebbe dimettersi. I finanzieri hanno riscontrato 13 telefonate tra l’indagato Innocenzi e il Presidente del consiglio. Motivo per cui il Preisdente avrebbe detto al commissario Agcom di dimettersi forse la sua incapacità di bloccare programmi come Annozero, Ballarò e Parla con me.

Ed ora anche il presidente del Consiglio è indagato dalla procura di Trani nell’inchiesta Rai-Agcom. L’ipotesi di reato sarebbe quella di concussione e “violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario”: tutti reati compiuti contro il Garante per le Comunicazioni.

Ma Berlusconi non perde l’occasione di dire la sua: “Sono scandalizzato perché a Trani ci sono state palesi violazioni di legge: è un’iniziativa grottesca che non mi preoccupa affatto”.

Ma questo non basta. E rincara la dose puntando il dito contro la sinistra all’opposizione e le sue presunte pressioni ai pm per “coglierlo in flagrante”: “La manifestazione delle opposizioni è la fotografia di un clima avvelenato che va avanti da mesi, da quando la sinistra ha armato le procure contro di noi e usa le intercettazioni e la giustizia a orologeria per la sua campagna di insulti sui suoi giornali e nelle piazze”.

Si difendono dalle accuse Di PietroBersani che rilanciano: “Berlusconi ordina «Via Santoro, via Floris, via Dandini e via Di Pietro dalle televisioni pubbliche» e i sicari dell’informazione, Innocenzi, Minzolini e chissà quanti altri, eseguono in perfetto stile mafioso”. Parola di Antonio Di Pietro.

Più pesante il segretario del Pd Bersani che: “Suggerirei al capo del governo che se vuole cambiare programma televisivo non usi il telefono, ma il telecomando cambiando canale. Il telefono lo dedichi a qualcosa che interessa più da vicino gli italiani. Non è una bella immagine per il nostro Paese immaginare il Presidente del Consiglio che sta sempre al telefono per dei programmi televisivi, con tutte le questioni aperte e i programmi che abbiamo”.

Dello stesso avviso Casini che prende al volo la palla lanciata da Berlusconi e la rilancia: “Berlusconi ha risolto i suoi problemi, non quelli degli italiani”.

In questo andirivieni di accuse scagliate tra Governo e Opposizione, la procura di Trani continua ad indagare per vederci più chiaro.

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