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Milano si risveglia nazifascista

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Forti tensioni a Milano scatenate dal risveglio delle “destre”. Normale amministrazione o reale “pericolo nero”? Tutto inizia con la proposta di una “settimana nera” a Milano; un raduno nazifascista in grande stile con una messa in onore del Duce, presso il Cimitero Maggiore, e una serie di iniziative che si protrarranno dal 24 aprile al 1° maggio.

Scatta immediatamente l’allarme in casa Antifa che non gradisce le date strategiche scelte per la manifestazione. Ed è subito guerra in Questura, dove rimbalzano per una settimana le richieste di organizzatori e oppositori. Alla fine, è tutto rimandato, la Questura non autorizza il corteo.

Lontano, ma non troppo, dalle date calde della Resistenza e della Festa dei Lavoratori, numerose sigle dell’estremismo di destra mettono da parte le storiche rivalità e si sfidano pacificamente su un campo da calcio. Da Forza Nuova a Casa Pound e Blocco studentesco, da Fiamma Tricolore ai nazi-skin di Lealtà ed Azione, dal movimento della Santanché ad alcuni settori della Lega vicini a Borghezio, passando per diversi esponenti politici milanesi del Pdl, tra cui anche Fidanza, Frassinetti e Jonghi Lavarini.

Tutti uniti in ricordo di Sergio Ramelli, studente diciottenne ucciso il 13 marzo del 1975, a Milano, da alcuni militanti legati ad Avanguardia Operia. Il ragazzo, militante del Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano), rientrava a casa quando venne assalito da un gruppo di ragazzi armati di chiavi inglesi che gli infersero numerosi colpi alla testa. Sergio muore 48 giorni dopo l’aggressione per la gravità delle lesioni riportate a livello cerebrale.

Lo scorso 2 maggio il torneo Ramelli riesce infine ad essere disputato, ma l’aria è tesa e la polemica monta. I militanti delle varie correnti della destra milanese abbandonano gli anfibi e le braghe corte per vestire le divise da calcetto in un Lido blindato, a Piazzale Lotto. La colonna sonora viene offerta dagli Amici del Vento. Niente arbitro in campo, solo voglia di superare il passato e guardare ad un futuro di unione.

Quell’unione che spaventa i centri sociali di sinistra, che assistono da lontano allo spettacolo, da Via Monte Rosa. Nel mezzo un dispiego inaudito di forze dell’ordine che tengono a freno gli istinti e si preparano al peggio annunciato alla vigilia. Una signora commenta con un “sembra di essere in guerra” che la dice lunga sul clima che si respira in quelle ore.

Il fatto che numerose forze di destra decidano di costituire un fronte compatto, quanto può essere, realmente, preoccupante? Il pericolo di una deriva nazifascista a Milano, con effetto domino che potrebbe poi propagarsi al resto d’Italia, è reale o un’estemporanea, destinata a naufragare, sia grazie alla resistenza antifascista che a probabili dissidi interni che torneranno a rendere inconciliabili i rapporti tra queste forze di estrema destra?
Perché mai dovremmo preoccuparci del fatto che le destre si riuniscono in un campo da calcio per commemorare la morte di Sergio Ramelli? Lo scontro politico in Italia potrebbe tornare ad acuirsi, tra destra e sinistra, tanto da sfociare, ancora una volta, in quella violenza barbara che l’Italia ha vissuto negli anni ‘70?

Dal tipo di risposta che il futuro offrirà a queste domande, dipende il futuro delle destre, delle sinistre, di Milano, dell’Italia. In questo momento sarebbe principalmente importante capire se il 2 maggio, a Piazzale Lotto, si sia trattato semplicemente di commemorare la morte violenta di un ragazzo di diciotto anni, avvenuta in uno dei periodi più bui della nostra storia repubblicana, oppure se l’intento sia quello di gettare nuove basi per un inasprimento dello scontro politico tra estremi opposti. Dall’altra parte, sarebbe importante capire se l’opposizione che si è venuta a creare sia semplicemente una questione di principio oppure se il fermento delle destre venga percepito come effettivamente critico e rischioso per gli equilibri democratici.

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