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Midnight in Paris

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Woody Allen celebra la Ville Lumière

Dopo Londra (Match Point, Scoop, Sogni e delitti, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni), Barcellona (Vicky Cristina Barcelona) e prima di Roma (dove ha girato Nero Fiddled/Bop Decameron in fase di post-produzione), Woody Allen continua il proprio omaggio alle città europee dichiarando tutto il suo amore a Parigi, protagonista indiscussa di Midnight in Paris.

E fa centro, realizzando uno dei migliori incassi degli ultimi anni. Costato 17 milioni di dollari (cifra leggermente al di sopra della media per una sua pellicola) ne ha incassati più di 135, ottenendo un ottimo successo non solo in Europa (il Vecchio Continente, si sa, ama Woody e le sue nevrosi) ma anche in patria, affermandosi come il suo maggior successo commerciale di tutti i tempi (al secondo posto Hanna e le sue sorelle).

Il film incanta già a partire dalla locandina, in cui un trasognante Owen Wilson passeggia sulle rive della Senna apparentemente senza meta in una Notte stellata, omaggio dichiarato al dipinto di Vincent Van Gogh del 1889. Il senso di Midnight è racchiuso tutto in questa immagine. Wilson è perfetto nei panni dello sceneggiatore americano Gil, in vacanza a Parigi con la fidanzata (Rachel McAdams) e i suoceri, che non sopporta, rapito dalle bellezze della città nella quale fantastica di trasferirsi per avviare la sua nuova carriera di scrittore.

Una notte, mentre girovaga per i vicoli inebriato dal vino, Gil si ritrova nella Parigi degli Anni Venti, proprio in quella che lo sceneggiatore considera l’età d’oro della città, popolata da artisti di ogni genere e proprio per questo pregna di suggestioni positive per la sua creatività. In men che non si dica Gil conosce e riesce ad entrare nella cerchia delle sue “divinità” artistiche: Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda, Cole Porter, Ernest Hemingway, Gertrude Stein, Pablo Picasso, Salvador Dalì, Man Ray e Louis Bunuel.

Un variegato universo artistico che Allen si diverte (e noi con lui) a trasformare in macchiette, burlesche caricature ridicolizzate bonariamente, con rispetto ma senza rinunciare ad una buona dose di humour. Uomini e Donne prima elevati e poi gettati impietosamente giù dal piedistallo.

Nel film c’è tutto quello ciò che ci si aspetta da un film di Woody Allen: Parigi meravigliosamente fotografata nei suoi scorci più celebri (Tour Eiffel, Notre Dame, Moulin Rouge, Arc de Triomphe e Sacre Coeur dominano i primi cinque minuti di pellicola accompagnate solo dalle note della musica di Cole Porter), battute sagaci e fulminanti, dialoghi perfetti e personaggi che non possono non dire e fare quello che si apprestano a dire e fare, un’atmosfera da sogno che filtra non solo dalle incursioni magiche di Gil negli Anni Venti, e poi nella Belle Epoque, ma anche e soprattutto nell’ambientazione contemporanea.

Allen torna sul tema a lui caro dell’insoddisfazione nei confronti della propria esistenza vissuta qui ed ora (La rosa purpurea del cairo) e tesse una nuova riflessione sullo spazio e sul tempo che, grazie all’elemento magico, si incontrano e si scontrano creando divertenti paradossi spazio-temporali. Tutto per capire che non possiamo sfuggire al presente ma solo viverlo con il cuore colmo di speranza.

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