McDonald: panino all’italiana
Tutti in un McDonald’s. Lo ha suggerito Luca Zaia, ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali, nel lancio del primo panino “100 % italiano”, nel quale ha affermato che il panino McItaly è un’opportunità per diffondere la cultura alimentare italiana e “l’ideologia deve essere tenuta fuori“.
Alll’evento nel punto vendita di Piazza di Spagna a Roma, il primo aperto dalla catena statunitense in Italia, il Ministro, abbigliato con il grembiule su cui campeggiano i noti archi dorati, morde soddisfatto il suo McItaly, sunto e summa in formato panino del gusto della penisola. Contiene infatti solo ingredienti squisitamente nostrani: carne bovina, formaggio Asiago, crema di carciofi e pane lievitato naturalmente. Il tutto condito con olio extravergine d’oliva.
Non solo parole e sorrisi per il contributo governativo al massiccio impegno nel lancio del McItaly. Un patrocinio, quello del Ministero, che figura col suo logo sulle pagine dei principali quotidiani italiani e sui cartelloni pubblicitari acquistati per l’occasioni dalla multinazionale dell’hamburger. Anche sulle polo dei dipendenti McDonald’s, per l’occasione verdi, si è materializzato il patrocinio del Ministero.
I numeri dichiarati sono chiaramente quelli della grande distribuzione: si prevede che mille tonnellate di prodotti italiani verranno movimentati per un valore di 3,5 miliardi di euro. I vantaggi, secondo il Ministro, ricadrebbero innanzitutto sui produttori coinvolti in questa partnership commerciale ed alimentare. Ma chi sono i fornitori di questa svolta all’insegna dell’italianità?
La Frish and Frost, azienda austriaca, si occupa delle patate. La East Belt provvede al pane. Il Gruppo Cremonini fornisce la carne bovina. L’Asiago è quello della Casearia Altopiano, mentre carciofi e cipolle vengono dalla Ali-Big del gruppo svizzero Hugli. Alla frutta pensa l’italiana Macè e all’insalata la Eisberg Italia s.r.l., del gruppo tedesco Leuenberger International Holding Ag.
Insomma, anche se il tono sembra quello da ristorante bio o slow, con riferimenti a filiera , tracciabilità, rispetto dall’ambiente e al benessere animale, la gestione del menù McDonald’s rimane prevalentemente nelle mani di multinazionali o comunque colossi della produzione alimentare.
In questi anni l’impegno della Corporation di rinnovare i suoi menù in nome del glocal, è stata suggerita/imposta dal calo degli utili e del consenso tra i giovani in Europa. Tacciata per anni di essere il simbolo (e in parte l’autrice) di una globalizzazione alimentare insalubre, omologata e a tratti imperialista, la McDonald’s sta cercando partner che accreditino la sua svolta in nome di una sana alimentazione, rispettosa dei gusti locali.
Ma basta vantare dei fornitori italiani e lavarsi le mani ogni ora per almeno 20 secondi per avere effettivamente un prodotto di qualità, gustoso e paragonabile a quelli artigianali? Non resta che tenere fuori l’ideologia e cercare di aderire a questa “grande operazione culturale”, che nei piani del Ministero dovrebbe salvare lo stomaco ed educare il gusto di milioni di mac-clienti under 30.
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