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Mario e la ricetta salva-Italia

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Tra plebiscitarie fiducie ed immancabili malcontenti, il nuovo Premier illustra gli obiettivi del suo esecutivo.

Rigore, crescita, equità. Ecco le tre parole d’ordine del programma di governo firmato Mario Monti, neo-Premier reduce da una plebiscitaria fiducia parlamentare e dalla concessione del beneplacito europeo.

L’economista e presidente dell’Università “Bocconi” ha illustrato le linee guida del suo esecutivo alle Camere la scorsa settimana, accolto dal trasversale plauso della platea di deputati e senatori, eccezion fatta per il Bastian Contrario terzetto composto da Domenico Scilipoti, Alessandra Mussolini ed esponenti leghisti. Malcontento anche tra chi accusa il nuovo governo di esser legato a doppio filo con le alte sfere dell’universo economico-finanziario mondiale.

“Per quanto riguarda l’atteggiamento del governo o dei suoi membri nei confronti dei poteri forti o delle multinazionali o di superpotenze negli Stati Uniti o in Europa, permettetemi di rassicurarvi totalmente. Quando a me, o anche a colleghi del governo, è capitato di avere responsabilità pubbliche, non sono sicuro che le grandi multinazionali mi abbiano accolto come un loro devoto e disciplinato servitore”, ecco parte dell’autoreferenziale apologia con la quale Monti ha tenuto a smentire le ipotesi complottiste circolate negli ultimi giorni.

Nel corso dei quarantaquattro minuti del suo primo discorso in veste di presidente del Consiglio, il Professore ha sottolineato il fatto che priorità assoluta del suo team sarà quella di dare piena attuazione e, soprattutto, implementare la manovra d’emergenza economica varata questa estate dal Berlusconi IV.

Secondo quanto annunciato dal Primo Ministro, obiettivo ineludibile sarà quello di contenere la spesa pubblica, dando in primis un taglio netto ai costi della politica. Il buon esempio verrà fornito dalla stessa Presidenza del Consiglio attraverso un’immediata revisione di spesa del suo fondo unico

Massimo livello di guardia sarà adottato per quanto concerne l’evasione fiscale, fenomeno la cui lotta sarà incentivata grazie all’ottimizzazione degli strumenti di calcolo e accertamento del reddito, ma anche mediante l’abbassamento della soglia di utilizzo del denaro contante. Mosse queste che secondo Mario Monti riusciranno sia ad aumentare il gettito d’entrata che a limitare gradualmente la pressione fiscale.

Un ritorno annunciato sarà quello dell’ICI, la cui esenzione per le abitazioni principali (stabilita da Berlusconi per tener fede ad una strategica promessa “raccatta voti”, risalente alla campagna elettorale delle Politiche 2008) è stata definita dal nostro nuovo Primo Ministro come una vera e propria anomalia rispetto alla regolamentazione in materia degli altri paesi europei.

Maggior flessibilità, incentivazione ed agevolazioni per l’occupazione femminile e giovanile, riforma degli ammortizzatori sociali e stimolo alla negoziazione aziendale toccheranno il mercato del lavoro. Per quanto riguarda invece il settore della previdenza sociale, il ministro Fornero è intenzionato ad introdurre il sistema pensionistico contributivo con annessa uscita dal lavoro “a scelta”. In pratica, il lavoratore potrà decidere di andare in pensione a partire dai 63 fino ai 70 anni d’età, nella consapevolezza che più tardi si abbandonerà il lavoro, più cospicuo sarà l’assegno erogato dall’INPS.

Attenzione focalizzata anche sul problema enti locali. Monti assumerà, infatti, in prima persona la delega agli Affari Regionali assicurando di tener in considerazione la disparità ed i rispettivi problemi di Meridione e Settentrione, strizzando al contempo l’occhio alla tanto osannata attuazione del federalismo fiscale.

Tra gli altri punti cardine del programma di governo annoveriamo: misure per la crescita economica ed aziendale, sostegno alla natalità, riduzione dei tempi della giustizia civile, nuove regole per i docenti della scuola pubblica e massimo impegno nel contrasto alle mafie.

Sullo scenario estero, il Premier si dice deciso a tener fede agli impegni e alla vocazione europeistica del nostro Paese anche grazie alla lunga esperienza diplomatica del nuovo ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e a quella militare di Giampaolo Di Paola, nuovo titolare del dicastero per la Difesa.

Le premesse e le promesse ci sono, ora non resta che attendere.

(fonte immagine: http://www.oneweb20.it/)

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