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Marijuana, più giardinieri “in erba”

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La polizia sequestra quasi duecento piante al giorno, ma i coltivatori non mollano.

Alzarsi la mattina, dirigersi verso la finestra per prendere contatto col mondo lasciato dietro le ante la sera prima e per inspirare le prime molecole di ossigeno fresco del nuovo giorno. D’un tratto un insolito aroma raggiunge le vie respiratorie: non è quello solito di cibo provenire dalle abitazioni contigue, tantomeno il marchio della primavera. Sembra proprio… marijuana. Sguardo sul balcone accanto e sorpresa: una accanto all’altra le piantine a cinque punte prendono il sole in attesa di diventare grandi. Un episodio particolare che racconta un fenomeno in crescita negli ultimi anni, quello dei coltivatori di cannabis d’appartamento.

E’ una tribù in via d’espansione e lo testimoniano i dati diffusi dalle forze dell’ordine che hanno verbalizzato nella sola provincia di Roma più di trenta operazioni negli ultimi tre mesi. Oltre al fermo, per i trasgressori, c’è anche la beffa di aver letteralmente buttato al vento l’amore e il tempo trascorso al capezzale delle proprie creature. Magari proprio a un passo dalla fioritura, il traguardo tanto ambito e atteso per mesi.  Un lavoro certosino che si avvale del prezioso apporto di lampade, ventilatori, estrattori d’aria con filtri al carbone attivo, oscuratori di vetri e fertilizzanti per serre domestiche e quant’altro. E’ la coltivazione indoor, che si contrappone a quella idroponica da strada. Manuali e libri sono stati redatti al riguardo. Su internet schiere di agrari “in erba” fanno a gara per espandere la conoscenza sul tema allevando così nuove leve di coltivatori dello stupefacente preferito da Bob Marley e fans. Ormai creare piantagioni è diventato facilissimo se si hanno a disposizione i locali adatti, si piantano i semi e il gioco è pressoché fatto, sempre che i profumi dell’orticello non raggiungano i nasi sbagliati. In quel caso possono arrivare multe salate come l’acqua di mare o, nella peggiore delle ipotesi, si possono aprire le celle dei penitenziari.

La marijuana è la droga più diffusa al mondo. La consumano ogni giorno 160 milioni di persone. In Europa, tra i 15 e i 64 anni, sono 72 milioni quelli che dicono di averla fumata una tantum.

In Italia la marijuana è coltivata con differenti tecniche. Al sud, più caldo e soleggiato, con quella da esterno o idroponica, mentre al centro e al nord si coltiva di più in casa. Dall’inizio del 2009, nel nostro Paese, ci sono stati 1.970 interventi «a domicilio» della Polizia e sono state sequestrate 87.339 piante. Qualcosa come 239 al giorno.

Oggi chi coltiva marijuana rischia guai seri. Dopo il tira e molla degli anni passati fra il consentito (per dose personale) e proibito, ora l’elastico tende dalla parte del divieto, e lo testimonia una recente sentenza della Cassazione: “Resta reato coltivare sul balcone di casa piantine di cannabis – si legge nelle motivazioni della sentenza –  pure se l’ uso è strettamente personale: l’articolo 73 del codice penale prevede la reclusione da 1 a 20 anni oltre a un’ammenda da 3mila a 260mila euro”.

Ma la paura di una punizione non sembra minimamente intaccare il coraggio dei coltivatori occasionali di “Ganja”(termine sanscrito usato in slang come sinonimo): alcuni casi di cronaca fanno sorridere e mostrano quanto le radici di questa pianta, o droga leggera, si siano espanse e ormai intrecciate fra le maglie della società: a Piacenza, per esempio, due pensionati dalle facce normali, ai quali qualsiasi genitore affiderebbe i propri figlioli, sono stati colti con le mani nella cioccolata dalla polizia locale mentre innaffiavano un orticello di venti metri quadrati proprio sotto casa. Altro che melanzane, lampascioni e cime di rapa, meglio provare a sbarcare il lunario con metodi alternativi avranno pensato i due attempati coltivatori.

Curiosa invece quella del trasgressore paraplegico di Rimini, ideatore di una coltivazione di marijuana proprio nel garage  di casa. Accecato da un improvviso bagliore al momento della visita della Squadra Mobile della Provincia romagnola ha sussurrato con finta sicurezza: “E’ per scopi terapeutici. Mi hanno detto che così mi posso curare”. L’ha polizia non l’ha bevuta e ha arrestato lui e il suo socio, che invece a inventare scuse non ci ha provato nemmeno.

Mille altre storie curiose potrebbero riempire le pagine di un libro di comiche: c’è chi le fa crescere in cantina, facendo insospettire i condomini quando la fragranza invade lo spazio comune, o c’è la storia del becchino di Enna, finito in manette dopo esser stato pedinato da agenti in borghese che fingevano di visitare la tomba di famiglia, mentre annaffiava e concimava le sue creature all’interno del cimitero. Una mamma di 68 anni inglese invece, sconvolta dalla perdita del proprio figlio, è stata incastrata perché sfornava deliziosi e succulenti sformati e pietanze dall’aroma sospetto. E ha affermato che non ha intenzione di smettere, visto che solo così riesce a combattere la depressione.

Gira che ti rigira, insomma, percorrendo col naso all’insù strade e vicoli di tutto il mondo l’occhio farà sempre più caso alla predominanza del colore verde fra i vasi dei balconi. Là dove una volta il vanto era esibire gerani e orchidee la marijuana potrebbe prendere il sopravvento. La popolazione dei rivoltosi aumenta, le controffensive pure, tanto da scomodare pure le riprese satellitari di Google Earth e i rilevatori di calore per scoprire le coltivazioni fatte in casa con le lampade. Vedremo chi la spunta. Per ora sono in testa i figli degli Hippy.

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